Le 3 regole alla base della buona scrittura

Cosa serve per scrivere bene? Ok lo stile, il tono di voce, i contenuti ma, prima di tutto questo, ci sono 3 regole che sono alla base della buona scrittura:

  • per scrivere bisogna leggere
  • per scrivere bisogna scrivere
  • per scrivere bisogna riscrivere.

Più che assiomi, io considero queste regole come azioni sensate da compiere per migliorare la scrittura. E ti spiego perché.

[Solo per chiarezza: i suggerimenti e le riflessioni di questo post sono intesi in particolare alla scrittura di testi per il web]

Per scrivere bisogna leggere

Uno dei principi dell’apprendimento è l’imitazione. Riproduciamo ciò che osserviamo e, nel farlo, impariamo il processo per poi trovare il nostro modo e renderci indipendenti. Leggere ci fa imparare a scrivere secondo il principio di imitazione. Non sto dicendo che se leggi Dante, in automatico inizierai a scrivere come lui (anche se potrebbe succedere) ma che nutrirsi di buone letture aiuta a far fluire la buona scrittura. Quali sono le buone letture? Non amo le polarizzazioni, non ti dirò che i romanzi di Alessandro Baricco sono geniali mentre i libri di Fabio Volo servono solo per accendere il fuoco. Le buone letture sono quelle che ti lasciano un’emozione, una frase che ti tormenta per giorni e non ti fa dormire, sono quelle che continuano a lavorare nella tua testa come un tarlo. E non parlo solo di romanzi ma anche di saggi, di manuali e — eresia! — di articoli online. Impariamo a selezionare i contenuti che per noi hanno valore, possibilmente scritti in un italiano brillante e privo di errori di grammatica e sintassi.

A cosa serve leggere

Leggere serve, tra le altre cose, a:

  • Arricchire e ampliare il tuo lessico. Usiamo un numero molto limitato di parole. Il nostro lessico personale è ripetitivo e tende ad appiattire i discorsi. Scrivere, invece, è anche accogliere le sfumature. Accalcato è diverso da assiepato: scegliendo l’uno o l’altro puoi infondere nel tuo testo un significato molto specifico. Arricchire il tuo bagaglio lessicale ti dà modi nuovi di dire le solite cose e quindi ti fa esprimere al meglio i tuoi pensieri.
  • Riconoscerti. Non c’è un modo giusto e uno sbagliato di scrivere. Sembra scontato ma da ragazzina pensavo che scrivere bene significasse tenere nei ranghi la propria esuberanza, sacrificarla in nome di una compostezza linguistica che fosse misurata e sobria. Ricordo quando ho letto In principio erano le mutande di Rossana Campo (se non l’hai letto, ti dico solo che ha uno stile che definisco sbracato). Mi sono sentita legittimata a essere chi volevo essere attraverso la scrittura e ho iniziato a trovare la mia voce.
  • Affinare il tuo gusto. Cosa ci colpisce in un testo? Perché non riusciamo a leggere più di tre pagine di un libro considerato un capolavoro della letteratura e invece siamo capaci di non dormire per finire un romanzo che ci tiene incollate? Non è solo la storia in sé ma anche com’è raccontata. Leggere ti fa capire cosa ti piace, se preferisci uno stile magniloquente o minimalista, se sei un tipo da aggettivazione eccessiva o da poche scarne scelte lessicali. Ti fa scoprire cosa risuona meglio con te ed è molto probabile che questo gusto si rispecchierà anche nel tuo modo di scrivere.
  • Acquisire il meccanismo della narrazione. Anche se non hai mai sentito parlare del viaggio dell’eroe o di incipit o di intreccio, se leggi con costanza, poco per volta acquisirai i meccanismi della narrazione, imparerai a riconoscerli, ti aspetterai il colpo di scena e lo scioglimento. Questo ti garantirà di saperli usare a tua volta quando toccherà a te scrivere? No, però imparerai a sentire a orecchio quando qualcosa non funziona. Ti farai venire il dubbio e troverai il modo di far scorrere meglio le parole.

Per scrivere bisogna scrivere

Scrivere è un esercizio. Più ci alleniamo, più progressi facciamo e meno sentiamo la fatica. Se vuoi scrivere con una certa padronanza e scioltezza, devi scrivere. Tutti i giorni. Cosa dovresti scrivere? Puoi dedicarti al journaling oppure svolgere un esercizio di scrittura, anche creativo e divertente, ogni giorno. Io tengo una serie di diari, alcuni giornalieri (come il diario della gratitudine), altri occasionali (come il quaderno dei complimenti). La verità, però, è che più che un diario, per allenare la scrittura l’ideale sarebbe scrivere delle storie, anche piccolissime. Oppure dei pensieri su argomenti random. Ci sono moltissimi libri con esercizi e input per sciogliere il muscolo della scrittura quando è un po’ indolenzito. Se non sai da dove iniziare, ti suggerisco Minuti scritti di Annamaria Testa. Sono esercizi di scrittura creativa a tempo, all’apparenza semplici e proprio per questo molto insidiosi — e molto utili.

Per scrivere bisogna riscrivere

Quando ero al liceo scrivevo i miei temi direttamente in bella. Avevo un mio metodo per cui riflettevo sulla traccia, immaginavo i punti, li strutturavo — il tutto nella mia mente — e poi iniziavo a scrivere. La mia insegnante non si capacitava di questa mia peculiarità, che mi portava peraltro ad avere voti altissimi. Avevo imparato a farlo perché per me la parte più noiosa della scrittura era la riscrittura. Quando ho iniziato a scrivere per lavoro ho dovuto arrendermi all’evidenza che riscrivere sarà anche una fase noiosa ma è un passaggio essenziale. C’è chi rende eterna questa fase in cerca della perfezione (che non troverà mai. Siamo d’accordo su questo punto, giusto?) e chi la usa in modo funzionale al proprio lavoro di scrittura.

A cosa serve riscrivere

Riscrivere serve a:

  • Togliere o chiarire. Se scrivi testi lunghi come il Mississippi, fai un lavoro di sottrazione. Ci sono informazioni ridondanti? Puoi esprimere lo stesso concetto con un numero inferiore di parole? È proprio necessario tenere tutto o puoi tagliare dei punti e metterli da parte per un’altra occasione? Al contrario, se i tuoi testi sono un po’ stitici, chiediti se i concetti — almeno quelli chiave — sono chiari o se magari è il caso di spiegarli in modo più diffuso. L’ermetismo lasciamolo ai poeti.
  • Spostare e migliorare. Conosci la tecnica dell’imbuto o della piramide rovesciata? È una tecnica del giornalismo basata sul principio che la fruizione delle notizie online è molto frettolosa. Ecco perché bisognerebbe sintetizzare all’inizio il contenuto del post e poi sviscerare i vari punti in paragrafi successivi. Che tu voglia applicare o meno questa tecnica, dopo la prima stesura puoi migliorare il testo in molti modi. Puoi strutturare il post e organizzarlo per paragrafi, inserire titoletti e grassetti e curarne la struttura formale. Puoi fare degli spostamenti: magari un’informazione va anticipata perché è coerente con un’altra o messa alla fine perché avvalora la conclusione. Puoi riscrivere intere frasi che sono un po’ fumose per renderle più immediate. Il testo deve essere fruibile per chi lo legge, non dimenticarlo.
  • Correggere. Passa in rassegna il testo, spulcialo da cima a fondo. Ci sono errori di grammatica? Hai scritto tutti i perché e i con il giusto accento? Ci sono degli anacoluti? Ci sono frasi il cui soggetto sottinteso è diverso da quello della frase precedente? Se hai inserito dei link, hai controllato che funzionino tutti correttamente? I periodi sono brevi o sono pieni di subordinate? Hai dato un’occhiata alla punteggiatura? Il refuso, si sa, è infame e scappa sempre ma su grammatica e sintassi sii particolarmente pignola.
Se hai bisogno di un occhio esterno per i tuoi testi per il web, il servizio Tra le righe potrebbe essere perfetto per te. Tu pensaci e, se hai dubbi, prenota la discovery call. Io, intanto, comincio a temperare la matita.
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2 risposte

  1. Ho adorato quel libro di Rossana Campo, e da lui tutti gli altri. Ora vado a cercare cos’è un anacoluto! Grazie per i tuoi consigli sempre utili ed interessanti.

    1. Ciao Simona,
      anch’io per la Campo ho una passione smodata, tanto che ho seguito ben due laboratori di scrittura autobiografica tenuti da lei. Grazie a te per aver dedicato un po’ del tuo tempo alla lettura di questo post. E sono certa che di anacoluti non ne fai 😅

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