Il silenzio come strumento di creatività

Come si nutre la creatività? Forse ti verranno in mente diversi luoghi — fisici o figurati — in cui trovare ispirazioni. Tra questi sono quasi certa che non includeresti l’unico luogo dove le idee prendono una forma che appartiene solo a te: il tuo mondo interiore.

La creatività è andare in esplorazione fuori di sé

Non fraintendermi: il pensiero creativo si innesca e si arricchisce grazie a una serie di input, tutti esterni. Possiamo trovare idee ovunque, dal volantino del supermercato all’ultima puntata della nostra serie TV preferita, dal verso di una canzone a un discorso ascoltato per caso sul bus. La realtà che ci circonda è un enorme enigma da decifrare, pieno di segnali e messaggi nascosti. Sta a noi allenare uno sguardo sempre attento e curioso, trovare connessioni tra elementi solo in apparenza scollegati, coltivare il senso di meraviglia. Siamo creative quando diventiamo esploratrici del mondo e manteniamo un approccio di scoperta verso quello che abbiamo intorno. Senza (s)cadere nel cliché della bambina interiore, dovremmo essere in grado di recuperare la curiosità genuina di cui eravamo provviste durante l’infanzia e che abbiamo via via smarrito avvicinandoci all’età adulta.

La creatività è il lavoro di sintesi dentro di sé

Dopo essere andate in esplorazione, tocca fare ritorno a casa, la nostra casa metaforica, quella interiore. Sono due fasi distinte del processo creativo: prima andiamo fuori di noi, poi dobbiamo tornare dentro. La fase introspettiva non è opzionale né trascurabile. Se vuoi che le tue idee siano originali, hai bisogno di rielaborare le suggestioni, di inserire ciascuno stimolo esterno nella tua visione. “Dentro di noi” è il luogo della sintesi: selezioniamo gli input, che necessitano di un tempo per decantare, sedimentare, amalgamarsi con il nostro vissuto e con le esperienze che ci rendono chi siamo. Tornare a sé significa tornare ai propri valori, ai propri desideri, a un universo che per ogni persona ha caratteristiche precise, definite e, in tal senso, uniche. La nostra essenza si contamina scoprendo il mondo esterno e, al tempo stesso, contaminiamo gli stimoli esterni con la nostra essenza.

L’importanza del silenzio nel processo creativo

Per tornare dentro di sé e dare avvio alla fase di sintesi del processo creativo, il silenzio è indispensabile. Nel 1937 la scultrice Louise Bourgeois scrisse a un’amica: “la solitudine, anche la solitudine prolungata, può solo essere di grandissimo beneficio. Il tuo lavoro potrebbe essere più arduo di quanto non fosse in studio, ma sarà anche più personale”. Credo che quando l’artista francese parla di solitudine intende l’atto introspettivo di spegnere il rumore di sottofondo e chiudere il mondo fuori. L’atto volontario di creare il silenzio.

Cosa si intende per silenzio nel contesto del processo creativo?

Questo tipo di silenzio è un’esperienza soggettiva. Ti sarà capitato di avere un’idea brillante sotto la doccia o mentre passeggi ascoltando la tua canzone preferita. A me, per esempio, le idee migliori vengono a colazione, mentre bevo la prima tazza di tè della giornata. A seconda di come funzioni, il silenzio creativo può voler dire:

  • meditare
  • prenderti un giorno tutto per te
  • spegnere il telefono e, in generale, i device elettronici per qualche ora
  • vagabondare senza meta
  • impegnarti in attività manuali o analogiche.

Questi sono solo esempi. Il punto è attutire tutto ciò che, dall’esterno, interferisce con l’elaborazione interna degli input. Gli stimoli, infatti, hanno bisogno di un tempo fisiologico per sedimentare, una specie di periodo di incubazione, che può essere più o meno lungo a seconda dei casi e delle persone.

Il silenzio ci fa (ri)trovare la nostra voce

Siamo animali sociali, lo sappiamo: non possiamo vivere senza relazionarci con gli altri. Anche con le idee succede lo stesso: ci confrontiamo con quelle che ha avuto qualcun altro prima di noi e questo confronto mette in moto la nostra mente creativa. Poi, però, dobbiamo procedere allo step successivo e fare nostre quelle idee. Il silenzio ci dà lo spazio e il tempo necessari per andare oltre l’idea di partenza. Se è vero che tutto è stato già detto, scritto, inventato, è il nostro tocco unico a trasformare un’idea che esiste già in qualcosa di nuovo. Siamo noi la scintilla creativa. Quando spegniamo tutti i rumori di sottofondo, possiamo finalmente metterci in ascolto della nostra voce e, soprattutto, fidarci di lei. La nostra voce è ciò che ci contraddistingue da qualunque altro individuo. È fatta di  esperienze, convinzioni, valori. È la nostra visione del mondo, un ecosistema nel quale ogni idea assume la forma che vogliamo darle.

Qualche suggerimento per agevolare il silenzio creativo nelle tue giornate

Quand’è stata l’ultima volta che hai praticato il silenzio creativo? Lo so, non è facile fermare tutto e mettersi in ascolto della propria voce. Viviamo sempre connesse: è questo l’ostacolo più insidioso da neutralizzare. Il brusio di sottofondo è continuo e non sempre nutriente. Abbiamo quasi una dipendenza da internet e la paura di perderci qualcosa di sensazionale è palpabile. In questa situazione può essere molto difficile creare le condizioni per il silenzio creativo. In base alla mia esperienza, ti suggerisco un approccio morbido e graduale.

  • Investi in un paio di cuffie che ti isolano dall’esterno. Da quando ho gli AirPods, mi viene molto più semplice concentrarmi solo su di me, sia quando lavoro, sia quando sono in fase creativa.
  • Metti il telefono in un’altra stanza per mezz’ora. Se te la senti, spegnilo o mettilo in modalità aereo. In ogni caso, deve essere fuori dal tuo raggio d’azione. All’inizio ti verrà istintivo allungare il braccio e cercarlo. Poi passa.
  • Metti un timer e stai in silenzio per 5 minuti al giorno. In questi 5 minuti non puoi stare su internet, non puoi leggere, ascoltare musica, chiacchierare con qualcuno. Non devi fare niente di niente. Se ti è d’aiuto chiudi gli occhi. La tua testa si affollerà di pensieri. Tu osservali, lasciali andare e venire. Più in profondità sta avvenendo il processo di sintesi.
  • Annoiati. Ogni tanto prenditi un’oretta e stattene con le mani in mano, senza intrattenerti. Sembra la versione lunga dei cinque minuti, ma con questo esercizio andiamo un po’ oltre. La noia ci aiuta a recuperare un pensiero lineare e incisivo, non frammentato dalle interruzioni cui ci ha abituato l’iper-connessione. In più, la noia apre le porte al pensiero laterale, fucina di idee creative.
  • Fai dieci minuti di journaling al giorno. Se stai pensando “che palle!”, lo capisco. Ma il journaling ti aiuta a praticare l’introspezione in modo creativo. Silenzio può voler dire anche spegnere la vocina rompiscatole nella tua testa e in questo il journaling è molto utile.

Tu inizia a provare uno di questi metodi. Sperimentando troverai quello perfetto per te.

Sono convinta che il silenzio creativo sia funzionale alla buona comunicazione. Se vuoi differenziarti dalle altre professioniste che fanno un lavoro simile al tuo, è necessario che le tue idee abbiano un tratto personale inconfondibile. Quel non so che solo tuo lo trovi frequentandoti meglio e più assiduamente, possibilmente nel silenzio della tua solitudine.

Hai ancora qualche minuto? Se ti interessa il tema della creatività applicata alla scrittura, puoi leggere il post 9 mini lezioni sulla scrittura che ho imparato dal collage. Ti piacerà un sacco.
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