La banalità sta negli occhi di chi scrive

“Ho paura di essere banale”: se avessi avuto un euro per tutte le volte che una cliente ha pronunciato questa frase durante una consulenza, vivrei in un cascinale ristrutturato con tanto di piscina naturale. Mi sono fatta l’idea che la paura di essere banale derivi dal desiderio di affermare qualcosa di sensazionale, di unico, che lasci tutti a bocca aperta. Ma quando parliamo di un contesto di business e quindi facciamo riferimento al nostro pubblico, si corre davvero il rischio di essere banali? Se conosciamo l’audience a cui ci rivolgiamo, possiamo mai essere banali quando affrontiamo i temi e i problemi che le interessano? Molto spesso la banalità non sta negli occhi di chi guarda o, in questo caso, di chi legge ma di chi scrive. Siccome siamo esperte nel nostro settore, tendiamo a dare per acquisite conoscenze che per noi sono scontate — banali, appunto — e che, invece, a chi ci legge potrebbero spalancare universi sconosciuti.

L’altro lato della banalità: l’originalità

Tranquilla, non sto per citarti Austin Kleon e uno dei suoi testi più saccheggiati. Mi interessa parlarti dell’originalità da una prospettiva un po’ diversa. Ho lavorato per sette anni in uno studio professionale di brevetti e marchi e ho imparato che i 3 requisiti di brevettabilità di un’invenzione sono: novità, originalità e industrialità. In questo contesto, semplificando moltissimo, l’originalità — e qui il discorso si fa interessante — sta nel fatto che l’invenzione sia il prodotto della creatività dell’inventore. Cioè, deve essere qualcosa che un’altra persona non potrebbe riprodurre nello stesso modo, magari cambiando solo un piccolo dettaglio o applicando una stessa invenzione a un altro settore. Non so come la pensi tu ma io ero convinta che a essere brevettate fossero invenzioni stratosferiche e fuori dal comune. Lavorando in uno studio brevetti, invece, ho scoperto che la maggior parte delle invenzioni protette da brevetto riguarda oggetti di uso quotidiano, come la portiera di un’auto con un certo meccanismo di apertura, un espositore per dolciumi con una forma innovativa, un particolare procedimento per stagionare il formaggio.

Con questo cosa voglio dire? Fondamentalmente 2 verità:

  1. Se vuoi essere originale e, di conseguenza, non banale non c’è bisogno che tratti un argomento che non è mai stato trattato da nessun altro.
  2. Il requisito più importante dell’originalità sei tu, con la tua creatività e il tuo sguardo sul mondo.

Il vantaggio di essere banali

Essere banali non è immorale, checché ne cantino gli Afterhours. Anzi, voglio dire un paio di cosette in difesa dell’essere banali.

  • La banalità fa riferimento ad argomenti conosciuti da tutti, grazie ai quali le persone possono sentirsi parte di un’esperienza condivisa. In origine, l’aggettivo banale significava proprio “comune a tutto il villaggio”. Quando parli di un argomento che conoscono tutti, chi ti legge si sente sicuro, capisce di cosa stai parlando perché non stai dicendo nulla dell’altro mondo. Ti muovi in un terreno che sia tu che il tuo interlocutore conoscete bene e, per certi aspetti, questo rende la comunicazione più semplice.
  • La verità si nasconde nella banalità. Ovvio, scontato, lapalissiano sono modi diversi per dire banale. Ma quanta verità c’è nell’evidenza? Meglio dire cose scontate o dare per scontato qualcosa che in realtà non lo è poi così tanto?

Ma sicura sicura che si tratta proprio della paura di essere banale?

In base alla mia esperienza, la paura di essere banale può rivelarsi anche un modo sbrigativo per liquidare altre paure un po’ più specifiche:

  • La paura di essere noiosa. Annoiare il proprio pubblico è un’altra bestia nera di chi scrive in ottica business. Quali sono i testi che annoiano? Quelli piatti, monotoni, neutri. Se la tua vera paura è quella di ammorbare il tuo interlocutore, prova a lavorare sul tono di voce e sullo stile. Come vuoi dire le cose? Che ritmo vuoi dare ai tuoi testi? Puoi essere professionale e autorevole anche senza diventare soporifera.
  • La paura di dire cose inutili. Se qualcosa è utile alla tua audience non sarà mai banale. Se la tua paura è quella di produrre contenuti poco interessanti per chi ti legge, è il caso di fare un passo indietro e di conoscere più da vicino la tua — o il tuo — cliente ideale. Chiedi direttamente a lei — o lui: di quali argomenti vorrebbe che parlassi? Magari si tratta di qualcosa a cui non avevi pensato o che ritenevi — indovina? — banale. E invece…

Fai la differenza: esercita il superpotere di essere te stessa

Ricapitoliamo cosa è emerso finora:

  • Se vuoi essere originale, il requisito che fa la differenza sei tu;
  • La banalità può avere dei lati positivi;
  • A volte la paura di essere banale può celare la paura di dire cose noiose o inutili.

In che modo possiamo mixare questi elementi per scrivere testi brillanti e briosi che ispirino il nostro pubblico e soprattutto gli siano utili?

  • Assumi un punto di vista. Se ti sembra che tutto sia già stato detto prima e meglio di te e che quello che hai da dire tu non aggiungerebbe nulla, trova una prospettiva nuova, una chiave di lettura diversa. A volte anche restringere il campo su un argomento trito e ritrito serve ad andare in profondità e a definire un preciso punto di osservazione.
  • Aggiungi ai tuoi testi un’esperienza personale che sia funzionale al tema che stai trattando. La tua esperienza è tua soltanto, nessun altro potrà raccontare esattamente la stessa storia nello stesso modo.

Non per portare l’acqua al mio mulino ma vedi che esercitare la scrittura autobiografica serve sempre? Perché qualunque sia l’argomento di cui parli, a emergere sei tu, con il tuo tono di voce, il modo in cui racconti le cose, che magari riesce a fare presa sul tuo pubblico molto meglio di come farebbe un’altra persona. Il tuo superpotere è essere esattamente come sei: che banalità!

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