Ci sono molti modi di raccontare una storia. Se consideriamo il tempo della narrazione, però, ci sono solo due modi di mettere insieme gli avvenimenti: ordinarli o sparpagliarli. In narrativa queste due modalità si chiamano fabula e intreccio.
Differenza tra fabula e intreccio
La fabula
La fabula indica il tempo lineare, lo scorrere degli eventi uno dopo l’altro, in fila, così come sono avvenuti. Il racconto basato sulla fabula è molto semplice e facile da seguire. Non ci sono inciampi, non ci sono fatti che vengono anticipati o richiamati dal passato. Il racconto si snoda come avviene con gli articoli di cronaca: il più delle volte sono ricostruzioni dei fatti così come si sono svolti. La richiesta di attenzione da parte di chi scrive nei confronti di chi legge è minima. È il caso delle fiabe o delle storie dedicate ai bambini. La fabula è una narrazione rassicurante. Ma proprio questa sua mancanza di imprevedibilità può renderla noiosa e piatta. Bisogna essere capaci di mantenere vivo l’interesse, che ha dei picchi di caduta fisiologici. Per questo motivo la fabula funziona molto bene nelle forme brevi di narrazione. Inclusi i post dei social.
L’intreccio
A differenza della fabula, l’intreccio è un tipo di narrazione con una temporalità irregolare. Parte da un punto della storia e poi fa avanti e indietro, toccando eventi passati o anticipando eventi a venire. Ci dimentichiamo la successione cronologica degli avvenimenti e ci lasciamo rapire dal modo in cui i fatti si collegano tra di loro. L’intreccio si avvale di due tecniche principali:
- I flashback: incursioni negli accadimenti del passato allo scopo di rendere più chiaro un evento del presente
- I flashforward: affacci su avvenimenti che non si sono ancora verificati, per solleticare la curiosità o rivelare le conseguenze di un’azione compiuta nel momento presente della narrazione.
L’intreccio crea suspense, desta interesse. Ed è espressione massima del potere di chi scrive che, dotato di onniscienza, porta il suo lettore o la sua lettrice dove vuole. Hai mai visto la serie tv How I met your mother? È un esempio perfetto di intreccio narrativo.
Il principio di causalità
Fabula e intreccio non differiscono solo per la cronologia degli eventi raccontati. Un’altra differenza, e belle grossa, sta nel cosiddetto principio di causalità, ossia nel legame che si crea tra gli eventi. Ci sono storie in cui, in apparenza, fabula e intreccio coincidono. A guardar meglio, però, la fabula è un resoconto dei fatti per come si sono susseguiti, mentre l’intreccio evidenzia la relazione tra questi fatti, lascia emergere quali sono le conseguenze di certe azioni. Potremmo dire che la fabula si concentra sul come, l’intreccio sul perché degli eventi.
Come usare fabula e intreccio nel tuo storytelling
Ok, immagino cosa stai pensando: non devi mica scrivere un romanzo, quindi cosa te ne fai di queste nozioni? Per come la vedo io, possono essere molto utili quando ti racconti online. Imparare a governare il ritmo della narrazione aiuta ad aumentare il potere evocativo della tua storia. In pratica, serve a coinvolgere il lettore o la lettrice nel racconto, tanto da fare in modo che si immedesimi e provi empatia nei tuoi confronti. Quando racconti un evento autobiografico, conosci molto bene la storia che vuoi raccontare. Sai quando si sono svolti gli avvenimenti e in quale ordine — cronologico e causale. Una volta che hai chiarito l’obiettivo del tuo storytelling e sai dove vuoi portare il tuo pubblico, puoi montare la tua storia come se fossi una sceneggiatrice. Per esempio, puoi:
- Descrivere un evento particolarmente rilevante con meticolosità cronologica, in modo da evidenziare tutti i passaggi che ti hanno portato da una condizione A a una condizione B
- Zumare su un dettaglio avvenuto in un determinato momento, mettendo in luce il nesso con un evento precedente o successivo
- Sorvolare su interi anni e riassumerli in una frase
- Usare il flashback per raccontare un evento del tuo passato che ha ancora un legame causale con la persona che sei oggi
- Concludere il post sul più bello e rimandare il finale a un post successivo (creando il cosiddetto cliffhanger).
Tutto questo, devo dirlo, lo fai già (più o meno) in automatico quando ti racconti. Ma se diventi consapevole dei meccanismi che metti in atto, sei in grado di usarli con maestria e soddisfazione.
L’importanza dell’incipit
Se è vero che impieghiamo dai 4 ai 10 secondi per decidere di proseguire o meno nella lettura di un post sui social o di un articolo sul web, l’incipit è un elemento che può catturare da subito l’attenzione. E questo è ancora più vero quando raccontiamo una storia personale. L’incipit è legato alla struttura del tempo tipica dell’intreccio, nel momento in cui apriamo il nostro racconto con la narrazione in medias res. Cominciare un racconto in medias res vuol dire che la frase o il paragrafo iniziale trasportano chi legge in un tempo e in un luogo ben precisi, con eventi pregressi che gli sono (ancora) sconosciuti. Non starò a spiegarti la differenza tra l’incipit in medias res e gli incipit narrativo e descrittivo. L’informazione che vorrei ti portassi a casa è che vale la pena riflettere sulla frase o sul paragrafo di inizio di un post.
Come si scrive un incipit che invogli alla lettura
Ti suggerisco di scrivere tutto il post, rivederlo, tagliarlo, eventualmente riscriverne delle parti e poi, solo alla fine, di soffermarti sulla prima frase. Chiediti se è accattivante, se suscita curiosità, se crea suspense. Esempi di incipit che funzionano:
- Fai una domanda
- Racchiudi in una frase il senso di tutto il post
- Fai un’affermazione che spiazzi e che poi andrai a spiegare nelle righe successive
- Apri con una citazione attinente al tema del post.
Prova, sperimenta, divertiti, alterna incipit diversi e vedi come reagisce il tuo pubblico. Il processo per trovare il tuo tono di voce passa anche dal capire con quali modalità di narrazione ti senti più a tuo agio.