Scrivi una bio di Instagram che parli davvero di te

Te lo dico subito: per alcuni aspetti questo post è simile a centinaia di altri post che partono dalla domanda “come si scrive la bio di Instagram?”. Per altri aspetti, però, forse ci troverai qualche informazione o riflessione nuova. Lascio a te deciderlo.

Partiamo dall’abc: com’è fatta la bio di Instagram

La biografia di Instagram si presenta con:

  • Foto profilo
  • Nickname
  • Categoria (solo per i profili business o creator, è legata alla pagina Facebook. Sappi che la puoi anche nascondere)
  • Numero di post, follower, profili seguiti (sono dati oggettivi, non andrò ad analizzarli)
  • Campo nome
  • Breve descrizione
  • Link in bio cliccabile

Foto profilo 

La foto profilo non è esattamente pertinente alle mie competenze. Però un paio di info sensate posso dartele. Se sei una freelance e hai un personal brand, la foto profilo dovrebbe ritrarre te. Questo perché ci affezioniamo alle persone, anche se non le conosciamo dal vivo. Entriamo in empatia con i volti, che amplificano la nostra capacità di immaginare. Se sai che faccia ho, puoi immaginarmi seduta al computer quando racconto come passo la mia giornata lavorativa, per esempio. Come dovrebbe essere una buona foto profilo?

  • Nitida. Non sgranata, chiara, a fuoco, di buona qualità. Ma dovrebbe anche mostrare bene il tuo viso, quindi sarebbe preferibile una foto in primo piano, visto che la foto profilo di Instagram è un cerchietto che non si può ingrandire. Per lo stesso motivo, lo sfondo dovrebbe essere neutro, per far risaltare meglio il viso e non generare una sensazione di confusione.
  • Coerente con il tuo personal brand. Coerente vuol dire, per esempio, che dovrebbe riprendere la palette del tuo logo o del tuo feed, nello sfondo o negli abiti che indossi. Potresti voler usare dei props tipici del tuo lavoro. Esempio: se sei una fotografa e nella foto profilo hai in mano una reflex, capisco qual è il tuo lavoro senza nemmeno leggere la bio. Oppure potresti ricreare in foto lo stesso mood del tuo feed. Supponiamo che usi un preset fotografico che rende le tue foto polverose e in stile vintage, avere una foto profilo con colori super saturi stonerebbe abbastanza. Sarebbe meglio mantenere la coerenza applicando lo stesso filtro anche alla tua foto profilo.

Nickname e campo nome

Il nickname è il nome che ti sei data su Instagram, quello preceduto dalla @ (il mio è @anemaestorie, per intenderci). Il campo nome è la prima riga della tua bio, quella in grassetto, e può contenere al massimo 30 caratteri (tienilo a mente, è un’informazione importante). Ne parlo insieme perché sono gli unici due campi che Instagram prende in considerazione quando fai una ricerca. Questo cosa vuol dire? Che devi fare delle scelte, valutando bene le opzioni.

  • Se il tuo nickname è nome+cognome, nel campo nome puoi omettere il cognome e usare parte dei 30 caratteri per inserire delle keyword relative al tuo lavoro. C’è anche chi omette pure il nome e usa tutti i 30 caratteri per inserire più keyword.
  • Se il tuo nickname ha il nome del tuo brand, nel campo nome potresti mettere il tuo nome e cognome, perché magari qualcuno non conosce il nome della tua attività ma sa come ti chiami e ti cerca così. Oppure confidi nel fatto che chi ti cerca sappia esattamente cosa cercare e usi il campo nome per inserire le tue keyword.
  • Se invece il tuo nickname è un nome di fantasia o di ispirazione (tipo il mio), diventa una scelta naturale scrivere il tuo nome e cognome nel campo nome. Se hai un nome breve, nei 30 caratteri ci sta anche la tua professione, altrimenti ti bruci le keyword. Inserire nome e cognome non è l’unica scelta. Puoi decidere di inserire il tuo nome + la tua professione. Ci sono molte persone che preferiscono essere trovate per keyword, più che per nome e cognome. Questo perché si presume che se una persona sa chi sei, ha altri canali per rintracciarti. Invece, se ancora non ti conosce e fa una ricerca generica, potrebbe trovarti.

Facciamo un esempio pratico, così magari è più chiaro. Supponiamo che Stella Vattelappesca, fotografa, debba aprire un nuovo profilo Instagram per la sua attività.

  • Primo caso. Sceglie come nick @stella.vattelappesca o magari @stellavattelappesca_foto. Siccome nome e cognome sono già nel nick, nel campo nome potrebbe inserire Stella 📸fotografia di brand oppure Stella | brand photography oppure ancora Foto di brand + matrimoni.
  • Secondo caso. Stella ha un’attività che ha chiamato Fotografie stellari, con il relativo sito che è fotografiestellari.com. Nel campo nome potrebbe inserire Stella Vattelappesca. Restano anche dei caratteri per aggiungere foto. Quindi avremo Stella Vattelappesca 📸 foto. Ma magari Stella sa che tutti la conoscono come Fotografie stellari e nel campo nome preferisce mettere Stella | brand photography o una definizione affine.
  • Terzo caso. Stella è all’inizio della sua attività e sceglie il nick @fotografiestellari perché racconta quello che fa e risuona con il suo nome di battesimo. A questo punto ha due opzioni. Nel campo nome potrebbe inserire Stella Vattelappesca 📸 foto, così è sicura che chi la cerca con nome e cognome la trova. Oppure preferisce aprirsi a chi ancora non la conosce e posizionarsi come fotografa di brand, usando le keyword brand photography oppure fotografia di brand. In questo caso, sceglierà probabilmente Stella 📸fotografia di brand o Stella | brand photography.

Spero che così sia più chiaro. L’argomento nome non è trascurabile perché determina il modo in cui le tue potenziali clienti possono arrivare a te.

Breve descrizione, cioè la bio vera e propria

Arriviamo alla ciccia: ma come si scrive ‘sta benedetta bio? La mia posizione è che non esiste un unico modo e nemmeno un modo che sia più efficace di un altro. Un dato è certo: abbiamo a disposizione soltanto 150 caratteri e tocca decidere cosa farne. A cosa dovrebbe servire la bio di Instagram? Dovrebbe dire a chi arriva sul tuo profilo chi sei e cosa fai (volendo, anche per chi lo fai). Inoltre, dovrebbe lasciar trasparire i tuoi valori e far intravedere la tua personalità. È possibile con soli 150 caratteri? Tutto si può fare. Oppure puoi decidere, tra queste, quali informazioni per te sono irrinunciabili e quali no. E regolarti di conseguenza.

Possiamo dividere le bio di Instagram in due macrogruppi: elenco (con o senza emoji) oppure bio discorsiva.

Bio con elenco puntato e/o emoji

Sono le bio più diffuse. Essenziali e telegrafiche, cercano di riassumere tutto quello che si può nei 150 caratteri usando talvolta emoji colorate al posto dei punti elenco.

  • Pro. Puntando solo sui concetti chiave, è una bio snella e il più possibile esaustiva. Le emoji danno allegria e la rendono dinamica. È senz’altro una bio funzionale.
  • Contro. È un po’ noiosa (quando ne hai vista una, ti sembra di averle viste tutte) e da smartphone l’elenco viene troncato, costringendo a cliccare su [altro…]. E, nell’epoca della fruizione immediata, non è detto che la tua potenziale cliente abbia voglia di farlo.

Bio discorsiva

Sono le bio in cui racconti chi sei e cosa fai, usando frasi articolate benché brevi. Sono le bio più interessanti — a mio avviso, eh! — perché ti danno modo di esprimere la tua personalità meglio di un elenco. Inoltre, soprattutto se hai già messo la tua professione nel campo nome, puoi usare i 150 caratteri per parlare di te e delle tue passioni, inserire uno slogan o una frase di ispirazione.

  • Pro. È una bio che mostra la tua personalità e i tuoi valori, che possono attirare l’attenzione di chi capita sul tuo profilo. Essendo scritta tutta di seguito, di solito a essere troncata nella visualizzazione da smartphone è solo l’ultima frase.
  • Contro. Ti costringe a omettere una serie di informazioni e a puntare solo su quelle che hai scelto.

Hashtag sì o no?

Nella bio molte persone inseriscono un hashtag. Ha senso farlo solo se l’hashtag è stato creato da te — e può essere un hashtag di brand oppure, meglio ancora, un hashtag di community (cioè che può essere usato da più persone che si riuniscono intorno al fuoco del tuo hashtag). Mettere l’hashtag in bio serve a

  • rivendicarne la maternità
  • invogliare le persone a usarlo
  • trasmettere i valori di brand veicolati dall’hashtag.

Come si inserisce? Può essere una voce dell’elenco oppure puoi infilarlo in una frase che abbia senso. Io, per esempio, ho scritto che ti aiuto a raccontare #ilmondoinunastoria.

Font particolari sì o no?

Uno dei consigli che trovi in rete per distinguere la tua bio rispetto ai competitor è di inserire dei caratteri tipografici non nativi di Instagram. Ci sono una marea di siti tra cui puoi scegliere i caratteri che ti piacciono di più. Oltre a essere una questione di gusto (a me non piacciono, per dire), io eviterei di farlo oppure, se lo fai, scegli dei font che siano ben leggibili. Non tutti i caratteri sono codificati nello stesso modo da computer, tablet e smartphone con sistemi operativi diversi. È possibile che sul tuo smartphone tu legga perfettamente il font mentre io, dal mio computer, vedo solo una fila di caratteri incomprensibili.

In generale, al di là della forma, una bio ben scritta dovrebbe contenere sempre qualcosa di personale, un’informazione anche minuscola che mi faccia sentire affine a te o che mi faccia capire che tipo di persona sei. Per esempio, io potrei dire che riempio quaderni e bevo tè. Questo dice di me che sono una grafomane e che la mia bevanda preferita è il tè. Potrei dire la stessa cosa con un mood più giocoso: 50% tè, 30% quaderni nuovi, 20% bolle di sapone. Certo, cambia il numero di caratteri ma anche la sensazione di interagire con l’aspetto umano di una professionista, non trovi?

Un altro elemento che sarebbe opportuno prevedere nella bio è una call to action che rimanda al link in bio. Può essere anche una sequenza di emoji che però mi facciano capire che quello è il link da cliccare per saperne di più su di te, lavorare insieme, iscrivermi alla tua newsletter, e così via.

Link in bio

Al momento l’unico link cliccabile su Instagram è quello in bio. Come si fa se hai un solo link a disposizione e un mondo da mostrare e nel quale accogliere la tua audience? Si usa uno strumento che “moltiplica” quell’unico link. Ci sono diverse piattaforme che puoi usare che funzionano come landing page. Sono letteralmente pagine di smistamento, nelle quali trovi una serie di link da cliccare. Funziona così: clicchi sul link in bio ⇨ ti si apre una pagina piena di altri link. Ognuno di questi link ti indirizza a una pagina specifica (un post del blog, il form di iscrizione alla newsletter, la home page del tuo sito…).

Linktree & Co.

Il più famoso e diffuso tra i tool di potenziamento è Linktr.ee. Ma ce ne sono tantissimi altri, come milkshake, Campsite, ContactInBio e persino Canva. Nel piano gratuito con tutti questi tool hai a disposizione un minimo di personalizzazione del layout e link illimitati. La funzione più interessante sono le statistiche, che ti consentono di vedere quali link cliccano gli utenti. Per questo, se devi scegliere uno di questi tool, ti suggerisco di provarne uno che ti dia accesso gratuito alle statistiche (almeno a quelle di base). In questo modo potrai monitorare il traffico che arriva dal tuo account Instagram e capire cosa interessa di più al tuo pubblico.

L’alternativa ai tool: una pagina del tuo sito

Se hai un sito e sai smanettare un po’, puoi realizzare una landing page che approda direttamente sul tuo sito. Questa soluzione ha diversi vantaggi: una grafica coerente con il tuo sito web, la color palette della tua identità visiva e, soprattutto, il traffico che arriva dritto sui tuoi canali proprietari senza passare per piattaforme di terzi. Tutto molto bello, però attenzione. Siccome il link in bio in questa ipotesi è una pagina del tuo sito web, potrebbe aumentare la frequenza di rimbalzo. Questo perché un utente clicca sul link, ci sta due secondi e poi apre un’altra pagina del tuo sito (cliccando sul link corrispondente), oppure esce senza cliccare su nulla. Quindi, se opti per questa soluzione, quando monitori le statistiche del tuo sito, fai attenzione ai dati della frequenza di rimbalzo. Se è molto alta, puoi pensare di optare per la terza via.

La terza via: il link diretto

In alcune occasioni, come nel caso in cui inviti i tuoi follower a leggere un post del tuo blog o a iscriversi alla newsletter, puoi inserire il link diretto alla pagina di destinazione che stai promuovendo. Non solo la frequenza di rimbalzo si abbasserà ma le persone saranno più invogliate a compiere l’azione. Spesso capita, infatti, che i tuoi follower aprano il link in bio ma poi non sappiano bene dove cliccare. Oppure si distraggono, cliccano su un altro link e si dimenticano perché in origine avevano cliccato sul link in bio (sono certa che è capitato anche a te).

Riassumiamo tutto ‘sto spiegone?

Come avere una bio di Instagram che parli di te e, al contempo, ottimizzi lo spazio e gli strumenti che hai a disposizione?

  • Scegli una foto profilo coerente con il tuo brand
  • Metti le keyword relative al tuo lavoro nel nickname o nel campo nome
  • Scrivi una biografia che faccia emergere personalità e valori
  • Usa un tool o una landing page del tuo sito per potenziare il link in bio.

Ultimo suggerimento: sperimenta! Fai delle prove, vedi quale tipo di bio ti fa sentire più a tuo agio e riscuote un buon riscontro da parte del tuo pubblico. Tanto la puoi sempre cambiare. Ma non cambiarla in continuazione, altrimenti i tuoi follower si chiederanno per quale motivo continui a cambiare e penseranno che la tua identità non è chiara nemmeno a te.

Com’è la tua bio: ha bisogno di un’aggiustatina? Se ti va, lasciami un commento o scrivimi. E se ancora non lo fai, seguimi su Instagram.
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