Usa la bibliomanzia per trovare idee nuove per la comunicazione

Avere sempre idee nuove (e, se possibile, anche brillanti) da portare nella propria comunicazione online è una faticaccia. Una volta che hai parlato degli argomenti di tua competenza, in generale, scendendo più nel dettaglio, considerando punti di vista alternativi, le idee (pure quelle non tanto brillanti) cominciano a scarseggiare. In questi casi allenare il pensiero creativo aiuta: ti toglie dalla solita solfa quotidiana e crea collegamenti nuovi tra le sinapsi. Un modo divertente per allenare il pensiero creativo è giocare con la bibliomanzia. Ti avverto: non esagerare, può creare dipendenza.

Cos’è la bibliomanzia e come la useremo noi

La bibliomanzia è la capacità di divinazione attraverso le pagine di un libro.

Come si usa la bibliomanzia

Prendi un libro qualunque, poni una domanda che per te è importante — all’universo? alla saggezza interiore? alle divinità celtiche? Who knows…—, poi apri il libro su una pagina a caso, leggi la prima frase che ti capita sotto gli occhi e in teoria avrai la risposta alla tua domanda, una sorta di consiglio di comportamento rispetto all’argomento oggetto della tua interrogazione. O, almeno, credo che si faccia  così. Tutto ciò che so di magia l’ho imparato dai film di Harry Potter.

Come useremo la bibliomanzia per la nostra comunicazione

Il principio resta lo stesso di quello divinatorio. Solo che noi non chiederemo un consiglio sulla nostra comunicazione ma decifreremo un messaggio e lo applicheremo al nostro racconto online. Cosa ti chiedo di fare:

  • Scegli un libro da consultare. Meglio se è un libro un po’ fuori dalle tue solite letture. Forse un manuale di medicina sarebbe un po’ eccessivo ma magari un saggio sulle api ci può stare.
  • Fatti ispirare da un numero di pagina. Controlla prima quante pagine ha il libro che hai scelto, così saprai quante pagine hai a disposizione.
  • Decidi un numero di righe, a partire dal basso o dall’alto. Tieni presente che un romanzo, in media, ha 30 righe per pagina.
  • Solo a questo punto, apri il libro e leggi la frase alla pagina e alla riga che avrai deciso in anticipo.

Supponiamo che tu abbia scelto pagina 268, 12a riga a partire dal basso. La tua frase di riferimento sarà quella che leggerai contando 12 righe partendo dal fondo della pagina. Se la frase è già iniziata, considera la frase per intero, a partire dal punto della frase precedente. Allo stesso modo, se la frase è più lunga di una riga, considera che la tua frase di riferimento arriverà fino al successivo punto fermo. Insomma, prendi in esame una periodo lungo almeno due o tre righe. E se ti dovesse capitare una frase laconica, tipo un dialogo, vai avanti nella lettura fino a quando il discorso non avrà un senso compiuto. Poi oh, queste regole le ho fatte io. Tu puoi anche stabilire le tue.

Come trovare idee per la comunicazione con la bibliomanzia

Il processo di associazione può avvenire secondo due modalità principali: per somiglianza e per mediazione.

  • Per somiglianza. Il modo più semplice è partire dalla frase che ti è capitata ed estrapolare un paio di parole che ti colpiscono, oppure un concetto su cui puoi fare ragionamenti più articolati. Prendi le parole o il concetto e pensa a cosa hanno in comune con il tuo lavoro. In che modo puoi associarli ad aspetti legati alla tua attività?
  • Per mediazione. Scegli due parole della frase che non c’entrano nulla l’una con l’altra. Per farle comunicare hai bisogno di una terza parola (questa volta scelta da te) o di un terzo elemento che riesca a trovare un punto in comune tra i concetti che hai scelto. Una volta fatto questo, passa ad associare quell’idea al tuo lavoro.

In entrambi i casi, si tratta di allenare il pensiero creativo. Puoi partire da una semplicissima associazione di idee. All’inizio le parole che troverai saranno le più ovvie, poi sarai in grado di fare associazioni sempre più complesse e apparentemente bizzarre. Ed è proprio qui che si innesca la creatività, nella capacità di combinare insieme idee e concetti che sembrano non avere nulla in comune.

Facciamo un esempio pratico

Frugo tra i miei libri alla ricerca di una lettura fuori dalla mia zona di comfort e trovo una vecchia edizione del testo per ragazzi “Il capitan Fracassa”: perfetto! Scelgo pag. 102, 19a riga a partire dall’alto. Ecco la frase di pagina 102, contando la 19a dall’alto: Sigognac era un appassionato schermidore e aveva profondamente studiato questa nobilissima tra le arti laggiù nel suo diroccato castello. Come procedo? Inizio a fare brainstorming partendo dai concetti espressi in questo passo.

  • Mi chiedo: di cosa sono appassionata io? Potrei scrivere un post sulle mie passioni, spiegando anche perché ne sono appassionata, cosa mi piace di più, come mi fanno sentire. Posso anche ricollegarle al mio lavoro, se ho inserito le mie passioni nella mia cassetta degli attrezzi.
  • C’è un’arte che ho studiato e che “maneggio” bene? Se riguarda il mio lavoro, come la uso? Se non riguarda il mio lavoro, come mi aiuta (nel lavoro o nella vita quotidiana)?
  • Posso fare un parallelismo tra la scherma e il mio lavoro. Quali sono i punti in comune? La scherma racchiude 3 discipline: in quali aspetti del mio lavoro mi sento più ferrata o mi sembra di essere particolarmente brava?
  • Il diroccato castello potrebbe essere, metaforicamente, quello della mia cliente ideale, che parte da una situazione “diroccata”. Posso sviluppare la metafora e scrivere un post in cui spiego in che modo con il mio lavoro aiuto la mia potenziale cliente a ricostruire il suo castello, restituendogli la bellezza che possiede ma che è oscurata dalla polvere del tempo.
  • Spingendomi oltre, ragiono sulla scherma. Una delle armi della scherma è la sciabola. Sciabolare è il verbo che si usa per “stappare lo champagne” in una situazione rituale. Mi viene in mente la frase attribuita a Bonaparte “Champagne: nella vittoria un merito, nella sconfitta una necessità”. A questo punto potrei sviluppare il concetto secondo il quale c’è sempre un motivo buono per brindare e celebrare (o celebrarsi). Oppure potrei ragionare sull’idea che anche le sconfitte vanno celebrate, perché sono modi per apprendere una lezione importante. In entrambi i casi, ho un episodio autobiografico da raccontare per fare personal storytelling e parlare di una “vittoria” di cui sono stata contenta o di come affronto le sfide e le battute d’arresto.

Questo è solo un esempio delle prime associazioni che mi sono balenate nella testa. Ma se continuo a pensarci, di certo me ne verranno altre. Volevo darti un’idea di come puoi usare la bibliomanzia per rinverdire la tua comunicazione. È un espediente esterno — come ce ne sono tanti — per trovare input nuovi. In più, ha il pregio di avere un approccio giocoso, cosa che ti predispone alla leggerezza di pensiero.

Un paio di raccomandazioni sempre valide

Ho solo una raccomandazione da farti, anzi due:

  • Non dimenticare che la comunicazione deve essere finalizzata a un obiettivo. Non serve raccontare tanto per farlo. Chiediti sempre cosa vuoi dire, perché, a chi, quale risultato vuoi ottenere da un post.
  • Non perdere di vista il focus. Quando fai un’associazione di idee è facile partire per la tangente e finire a raccontare eventi della tua vita che non servono a migliorare la tua autorevolezza o a creare un punto di contatto tra te e la tua audience. L’associazione più utile è quella tra l’idea che trovi e il tuo lavoro. È in questa fase che si realizza la mediazione: l’anello di congiunzione sei tu.
Quando sei a corto di idee, se guardi bene puoi trovarle dovunque. Basta solo un po’ di allenamento. Se il problema è come fare, ti consiglio l’articolo Come diventare una idea machine: un metodo infallibile (o quasi). Buon allenamento!
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