L’inverno e il tempo dell’ascolto

Da qualche anno, quando comincia dicembre, sento che è iniziato l’inverno. Non solo per l’arrivo imminente del Natale ma per una serie di fattori che mi invitano alla riflessione e all’introspezione. Da quando vivo in collina, mi sento molto più in sintonia con i ritmi della natura. A dicembre le giornate si accorciano, la luce del sole si fa più bassa e accecante, gli uccellini stanziali sono in cerca di provviste e gli alberi e le piante, per la maggior parte, si preparano al riposo vegetativo. Anche le mie energie cambiano. Sento che per me non è più il tempo del fare, è il tempo del sentire, dello stare con me stessa. Certo, le cose da fare non mancano e anzi, dicembre è un mese frenetico come pochi: il Natale che, anche se non ti piace, ti risucchia nel suo vortice di follia; i lavori da chiudere entro fine anno, prima che tutto il mondo vada in ferie; il check degli obiettivi da portare a termine entro il 31. Eppure, nonostante il clima di fretta e impellenza, io inizio a rallentare. Svuoto la testa dal superfluo, mi concentro sulle attività operative che non posso rimandare o delegare e inizio a fare spazio per la discesa nei miei desideri.

Cosa implica ascoltarsi

Quante energie perdiamo in attività che non ci interessano? Quanto tempo investiamo in progetti che non sentiamo più nostri? L’inverno è il tempo dell’ascolto. Di sé, dei propri bisogni, della propria pancia. Spesso facciamo solo finta di ascoltarci. Pilotiamo le nostre risposte interiori in base a ciò che la nostra mente ci indica come sensato. Mettersi in ascolto è un atto molto coraggioso, è dare voce a quella parte di noi intuitiva e geniale che teniamo ben chiusa: non sia mai che voglia suggerirci di compiere azioni avventate e poco razionali, quella pazza! Ascoltarsi è pericoloso perché può mettere in crisi equilibri precari o costruiti a fatica. E noi non amiamo mettere in discussione le conquiste che ci sono costate care. Piuttosto, ci incaponiamo a portare avanti un’idea che non ci fa più battere il cuore. A volte ascoltarsi davvero presuppone essere disposte a lasciar andare un pezzo della nostra storia a cui siamo molto affezionate. È come un rapporto d’amore, che è stato felice e appassionato ma che ha esaurito la sua funzione. Tirarla per le lunghe non porta più alcun valore nella nostra evoluzione personale. Ascoltarsi, ascoltarsi davvero, a volte è sinonimo di rinunciare a un attaccamento.

Fare il vuoto per ritrovare l’intuito

Per mettersi in ascolto bisogna fare il vuoto. Mi immagino che gli alberi in inverno lascino andare le foglie per lo stesso motivo: si preparano ad accogliere nuova vita. Per me fare il vuoto significa smettere di essere produttiva in senso canonico, perché quando sono protesa nel fare, qualunque cosa purché non debba restare ferma, perdo di vista chi sono e cosa voglio. Me ne dimentico. Mi capita di essere immersa in un lavoro e di domandarmi “ma perché lo sto facendo”? Fare il vuoto, nel mio immaginario, ha a che fare con l’attesa e la pazienza. Non con l’immobilità ma con il momento in cui testo i semi che ho piantato e vedo se stanno dando i frutti che avevo sperato. Il vuoto è lo spazio che tengo libero per accogliere idee e disegni di vita, desideri nuovi o ritrovati. È la crepa che lascio aperta perché il mio intuito possa ritrovare la sua voce. E l’inverno è la stagione migliore per farlo. Non perché nelle altre stagioni non sia possibile ascoltarsi, ci si può ascoltare sempre. Trovo, però, che l’energia legata alla stagione fredda sia un contrappunto perfetto per questo tipo di attività introspettiva.

Ritrovare il proprio perché

Per me l’inverno è anche il momento in cui riprendo una visione a lungo termine per il mio futuro. Quando riesco a dare ascolto a varie istanze sepolte sotto coltri di incombenze e priorità più o meno reali, posso sviluppare un progetto più autentico per la mia vita, proprio perché inclusivo e corale, disegnato con la testa, dipinto con la pancia. Per farlo, ritorno alla domanda delle domande: perché? La motivazione profonda che guida le nostre azioni dovrebbe essere il faro delle scelte che compiamo, da quelle semplici a quelle più complesse. Come puoi trovare il tuo perché?

L’esercizio dei 5 perché

Ti propongo un esercizio semplice semplice e molto efficace. Consiste nell’andare a ritroso — partendo da una situazione o da uno stato d’animo — chiedendoti ogni volta il perché (per un massimo di 5 perché), fino ad arrivare al significato profondo, nascosto sotto la superficie. Ad esempio:

1. Vuoi iscriverti a un corso di balli di gruppo. Perché?

2. Perché vorresti praticare un’attività sportiva che ti metta in relazione con altre persone. Perché?

3. Perché sei sempre a casa davanti al computer e non esci mai. Perché?

4. Perché non hai amici e ti senti sola.

L’esempio è semplicistico ma spiega bene il meccanismo: si parte da una situazione concreta, per arrivare a comprendere che il problema nascosto è un bisogno non soddisfatto.

Questo esercizio può esserci molto utile anche nell’andare a sondare il nostro “perché esistenziale”. Se non sai da dove iniziare, prova a chiederti:

  • Cosa è davvero importante nella fase che sto attraversando?
  • Di cosa ho più bisogno?
  • Cosa mi nutre davvero?

L’energia introspettiva dell’inverno ci accompagna in modo naturale a chiarire il nostro momento di vita e ci aiuta a prendere decisioni significative. Ci prepara al tempo del fare, quando la nostra energia sarà tutta improntata all’azione. Abbassa le luci, spegni i riflettori delle tue giornate, crea l’atmosfera adatta per compiere la tua immersione nell’ombra. L’inverno ti sarà di grande sostegno.

L’inverno è anche il momento giusto per ascoltarsi facendo un lavoro su di sé. Se vuoi regalarti un percorso di esplorazione di te attraverso la scrittura autobiografica, Contengo moltitudini potrebbe essere perfetto per te. Se ti va, facciamoci una chiacchierata: l’incontro conoscitivo è gratuito e non ti vincola. Ti aspetto!
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