Storia del mio rapporto con l’abbondanza

Oggi è il black friday, il venerdì nero che negli Stati Uniti segue il giorno del Ringraziamento. È la giornata in cui i negozi applicano sconti pazzi sui prodotti in vendita. In Italia è una pratica arrivata negli ultimi anni e ha preso piede piuttosto in fretta. Nei giorni scorsi, la mia casella di posta elettronica è stata invasa da newsletter e messaggi con offerte imperdibili su qualunque tipo di prodotto, dai corsi online alle creme viso, dagli integratori vitaminici alla pappa del cane.

Tu che reazione hai nei confronti di questo bombardamento di offerte? Ti fai prendere dalla foga di comprare tutto, per non perdere nemmeno un’occasione? Ti senti sopraffatta da tutti questi sconti e non sai come orientarti? Ti fidi poco e pensi che ci sia sotto una fregatura? Hai selezionato da giorni gli oggetti che ti interessano e aspetti di vedere se vanno in sconto? Io oggi ho un rapporto equilibrato con il black friday e con i saldi in genere, ma non è sempre stato così.

L’acquisto come meccanismo di compensazione

Mia madre mi ha sempre detto, a mo’ di rimprovero, che ho le mani bucate. Da ragazzina non vivevo questo giudizio come qualcosa di negativo. Se l’alternativa era essere come lei, e quindi stare attenta al centesimo e non concedersi mai nulla per sé, allora preferivo essere una che spendeva con leggerezza. Non credo di essere mai stata una spendacciona scriteriata, non ho mai fatto debiti, ad esempio. Però, se vedevo qualcosa che mi piaceva e potevo permettermela, non mi facevo grossi problemi ad aprire il portafogli. Nella famosa favola di Esopo, tra la cicala e la formica sceglierei mille volte di essere la cicala. In barba a quell’ammucchiarona della formica, come la definisce Fosco Maraini in quel piccolo capolavoro che è La gnosi delle fànfole. Qualche anno fa, nel pieno di un periodo di super-lavoro, che mi avrebbe condotta dritta dritta a un burnout con i fiocchi, il mio rapporto con il denaro è cambiato: ho iniziato a spendere i miei soldi per gratificarmi. Lavoravo 12 ore al giorno, mi meritavo di trattarmi bene, acquistando quello che mi piaceva, che cavolo! Il periodo del black friday era tra i più insidiosi: con la scusa di risparmiare, facevo incetta di oggetti per lo più inutili. In quel periodo per me comprare era un meccanismo di compensazione: sopperiva a una mancanza (di tempo, di stimoli nuovi, di spazio per me) e mi donava una gioia effimera e passeggera.

Il consumo consapevole

Lo shopping selvaggio non si è però mai trasformato per me in una dipendenza, anche perché sono stata in grado di comprendere cosa mi stava succedendo e di fare delle scelte per correre ai ripari. Quando ho mollato il posto fisso per compiere gli step necessari a mettermi in proprio, ne hanno risentito anche le finanze. Ho dovuto fare diversi investimenti iniziali, in termini di risorse economiche e personali, di una certa importanza. Di conseguenza, tutto il resto è stato naturalmente ridimensionato. Quando non hai più uno stipendio fisso, devi stabilire priorità, conoscere entrate e uscite, fare un piano economico, per quanto naïf. Di contro, ho iniziato negli anni ad acquisire una maggiore consapevolezza sul consumo critico. Anche se non mi sono appassionata alla decrescita felice, ho fatto delle scelte molto nette nella vita di tutti i giorni, come ridurre al minimo gli imballaggi, comprando alimenti sfusi, acquistare molti oggetti usati, privilegiare prodotti del territorio. L’etica e l’attenzione all’ambiente sono entrati nella mia esperienza di consumo e hanno condizionato in modo positivo le mie abitudini. Ho iniziato ad acquistare meno e meglio. Ad esempio, preferisco comprare un solo capo di abbigliamento realizzato in modo artigianale, spendendo una cifra importante, piuttosto che dieci capi di bassa qualità in una catena di fast fashion.

La parsimonia come strumento di conoscenza di sé

La scrittrice Sarah Ban Breathnach negli anni ’90 è diventata ricca e famosa grazie al successo planetario del suo libro Simple Abundance. Aveva un team composto da 10 collaboratori, case ovunque, un armadio pieno di pellicce: spendeva i suoi soldi senza il minimo criterio. Lo racconta nel suo libro Peace and Plenty, dove parla della sua successiva rovina economica e di come abbia fatto per ricominciare da capo. Il libro è molto toccante e offre diverse riflessioni sulla ricchezza e sul concetto di abbondanza. Mi ha colpito, in particolare, la sua interpretazione della parsimonia. Noi tendiamo a identificare l’essere parsimoniosi con l’essere taccagni. In realtà, dice  Ban Breathnach, la parsimonia è la capacità di chi sa gestire i propri soldi in modo intelligente e a misura delle proprie esigenze. Se, ad esempio, ho voglia di comprare un paio di scarpe al mese, metterò a budget quella spesa che per me è importante e rinuncerò a qualcosa che, nella mia personale economia, ha un’importanza minore, come cenare fuori o andare al cinema. Questo tipo di approccio mi ha aperto un mondo e l’ho fatto subito mio. Mi ha conquistato per due motivi:

1. È privo di giudizio. Mi permette di stabilire ciò che è importante per me, a dispetto del comune buon senso. Si sposa perfettamente con la mia idea che ciascuno dovrebbe scrivere le regole della propria vita.
2. Pone l’accento sulla conoscenza di sé. Prima di decidere come voglio spendere i miei soldi, mi invita a pormi delle domande. Cosa mi piace? Quali attività voglio fare? Quali oggetti mi recano piacere? Cosa sono disposta a lasciar andare?

L’abbondanza come forma mentis

Se mi segui su Instagram, sai che sto tenendo dallo scorso aprile il diario della gratitudine. È un esercizio — ideato sempre da Sarah Ban Breathnach — che do spesso alle mie clienti perché, protratto sul lungo periodo, allena a coltivare una mentalità di abbondanza. Prendiamo come esempio il caso della formica ammucchiarona. Lei accumula il cibo, lo tiene da parte per i tempi di magra e non si gode il momento presente. Si aspetta il peggio e si prepara a fronteggiarlo. La cicala, invece, ha fiducia nel domani, non si pre-occupa, è pronta a vivere ogni momento che la vita le offre. Certo, la favola di Esopo esalta la saggezza della formica avveduta contro l’atteggiamento superficiale della cicala canterina. Ma, se cambiamo il focus, possiamo riconoscere nella formica una mentalità di scarsità e nella cicala una mentalità di abbondanza. Il diario della gratitudine mi porta a fare questo allenamento ogni giorno. Mi aiuta, cioè, a coltivare la mentalità di abbondanza, riconoscendo la ricchezza presente nelle mie giornate. La ricchezza, infatti, non ha a che vedere solo con i soldi. È fatta anche delle persone che popolano la mia vita, dei gesti generosi, della felicità che solo io sono in grado di generare per me stessa. L’abbondanza si nutre di questa capacita di auto-generazione: dare valore a ciò che si ha, mantenere una visione a lungo termine e coltivare la speranza, anche a dispetto delle circostanze esterne.

Oggi leggo le mail con le offerte del black friday e molte le cestino, perché semplicemente non mi interessano. Forse a te sembrerà ovvio ma per me è stata una conquista. Quest’anno acquisterò degli eBook e qualche oggetto artigianale, perché continua a piacermi molto l’idea di farmi dei regali.

Tu che rapporto hai con i soldi? Se ti va di raccontarmelo, lasciami un commento oppure contattami in privato. E se hai bisogno di (ri)scrivere le tue regole di vita, fissa la tua call gratuita. Sono qui per te!

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