L’horror vacui e l’importanza del vuoto nella nostra vita

Immagina di avere una giornata completamente vuota: nessun impegno, nessun appuntamento, niente lavoro, niente incombenze. Come ti sentiresti? Forse la prima sensazione sarebbe la gioia: una giornata tutta per te, da riempire come vuoi. Un lusso che capita di rado. Dopo l’entusiasmo iniziale, è probabile che inizierebbe a farsi strada dentro di te un senso di angoscia e di oppressione. Abbiamo bisogno di regolare le nostre giornate con scadenze e abitudini, abbiamo bisogno di conoscere la sensazione di controllare quello che ci aspetta. In tal modo, anche l’imprevisto diventa gestibile e governabile, in una quotidianità puntellata di piccole certezze.

Implicazioni negative del vuoto

La verità è che il vuoto ci spaventa, ci smarrisce, è come un buco nero in cui ci sembra di poter essere risucchiate da un momento all’altro. Nel vuoto risiedono il caos, la mancanza, il non-essere. E quindi dobbiamo riempirlo di qualunque cosa, perché smetta di tormentarci. Nel vuoto i nostri pensieri si fanno materiali e manifesti, trovano finalmente lo spazio per farsi sentire. Proprio come avviene per le emozioni che, senza le consuete restrizioni, sono libere di palesarsi con la loro irruente portata. Il vuoto ci fa sentire di più la solitudine e la solitudine ci rende vulnerabili.

Cos’è l’horror vacui

L’horror vacui, letteralmente il terrore del vuoto, è un concetto usato in ambito artistico e ornamentale per indicare la tendenza a riempire di dettagli gli spazi vuoti di un’opera o di una superficie, come succedeva nelle opere d’arte dell’età vittoriana. L’espressione, però, è molto più antica e si fa risalire ad Aristotele che sosteneva, in aperta polemica con la scuola di Democrito, che la natura aborre il vuoto e che quindi l’esistenza stessa del vuoto è impossibile. Se per Aristotele il vuoto era concepito in senso fisico, esiste un altro tipo di vuoto che si riferisce al tempo o allo stato mentale in cui nulla si muove. L’horror vacui ci prende di fronte a una pagina bianca, a una casa completamente vuota — di mobili ma, soprattutto di persone —, a un silenzio prolungato, a certi sterminati paesaggi brulli sempre uguali, ad esempio.

L’incapacità di stabilire le priorità alimenta l’horror vacui

A spaventarci è ciò che non conosciamo. In assenza di attività da svolgere, non sappiamo determinare cosa è importante, non sappiamo stabilire le nostre priorità. Tutto ci sembra avere lo stesso peso. L’impossibilità di decidere quale scelta fare, in un’offerta che è potenzialmente infinita, produce l’effetto dell’ansia e ci fa sentire impantanate, stagnanti. Ritornando all’esempio iniziale, se hai una giornata tutta per te, cosa fai? Potresti iniziare quel corso online che hai acquistato secoli fa, oppure tirare fuori tempere e pennelli e dipingere. O magari potresti trascorrere tutta la giornata a guardare serie tv su Netflix. Ma poi ti dici: non sarebbe forse meglio fare qualcosa di utile e “produttivo”? Siamo abituate a ragionare in termini di produttività, il concetto stesso di piacere ci è diventato estraneo, per cui non sappiamo più definire cosa è essenziale, cosa ci nutre. Ecco che, nel vuoto, si affaccia la nostra voce critica, che non si lascia mai scappare un’occasione per ricordarci quanto siamo inadeguate.

Il lato luminoso del vuoto

Ciascuna di noi sperimenta nella propria vita l’horror vacui, non solo quando ci troviamo spaesate dinanzi a una pagina d’agenda improvvisamente libera da impegni. Tendiamo a riempire le nostre case di oggetti, il nostro tempo libero di relazioni e di attività di vario tipo. Il tempo “improduttivo” ci sembra sprecato e ci è più facile ragionare in termini di spazi vuoti e spazi pieni. Eppure, quel vuoto che tanto ci spaventa è un contenitore di potenzialità inesplorate. La teoria aristotelica è stata ampiamente confutata: il vuoto esiste, sia come dimensione fisica che interiore. Il vuoto è l’arkè, il principio, perché è l’esistenza del vuoto a dare origine a tutte le cose. Se ci pensiamo bene, la modernità ha generato una contraddizione enorme: siamo passati dall’horror vacui all’horror pleni, ossia il terrore del troppo, che genera ansia. Da un lato sentiamo il bisogno di avere una vita zeppa di impegni, dall’altro ci rendiamo conto che vivere una vita eccessivamente satura è un limite. Così, abbiamo trovato modi alternativi di creare un vuoto che ci sembri tollerabile — non uno spreco di tempo — come, per esempio, la meditazione. Cosa succederebbe se abbracciassimo il vuoto e quel senso di smarrimento che ne deriva?

L’importanza del vuoto e come esercitarlo

Una premessa doverosa: quando parlo di vuoto, non mi riferisco al senso di vuoto cosmico che apre le porte al nichilismo. Questo tipo di vuoto è intollerabile da sopportare e può avere risvolti nefasti. Se ci capita di provarlo per un tempo prolungato, è il caso di chiedere un aiuto specifico e competente. Invece, il vuoto che potremmo definire creativo, inteso come “luogo” esterno e interiore, è importante. L’eroe, nel suo vagare, incontra più volte il vuoto. Il vuoto dell’eroe è inteso come solitudine, bisogno di inazione. In quello spazio e in quel tempo in cui sembra perdersi, l’eroe si sta invece ritrovando, organizza le energie, si prepara a continuare il suo viaggio.

Quando ti trovi in una situazione di vuoto, non avere fretta di riempirlo. Ci sono diversi modi in cui puoi esercitare il vuoto e trarne vantaggio.

  • Resta in silenzio. Il silenzio è una forma di vuoto. Scegliere di non aggiungere la propria voce a un coro di sottofondo ci aiuta a entrare meglio in contatto con il nostro Sé e ad attivare la nostra energia creativa.
  • Lascia parlare i tuoi pensieri e ascolta cosa hanno da dirti. Molto spesso si tratta di verità su di te e sulla tua vita che di solito tendi a ignorare perché affrontarle significa impiegare risorse per rimettere in discussione certezze che credi consolidate.
  • Concedi una chance alla tua voce critica. Se a parlare è la voce del tuo critico interiore, lasciala libera di esprimersi e poi prenditi del tempo per capire cosa c’è di vero nelle sue parole — sono aspetti su cui puoi lavorare con calma —, per confutare le critiche non vere e per rassicurarla del fatto che sei in grado di gestire al meglio tutte le tue emozioni.
  • Mettiti in ascolto di tutto ciò che emerge nel vuoto. Di frequente arrivano illuminazioni, soluzioni che cercavi da tempo e che eludono finalmente la severa sorveglianza del pensiero logico e razionale.
  • Accogli quello che arriva, non spaventarti. Il vuoto non è assenza, favorisce un processo di elaborazione che ha bisogno di un tempo, diverso per ciascuna di noi. Nel vuoto riusciamo a tornare alle origini, alle verità archetipiche, alla nostra essenza.

Se è vero che non possiamo controllare gli eventi, siamo però padrone delle nostre risorse interiori e possiamo scegliere dove indirizzarle. Quel mare di potenzialità che tanto ci fa orrore può essere facilmente governato se abbiamo ben chiare le nostre priorità. Stabilire cosa è importante nella nostra scala di valori si rivelerà molto utile la prossima volta che dovremo confrontarci con una situazione di vuoto.

Se fai fatica a misurarti con il vuoto, a stabilire le tue priorità, a comprendere cosa ritieni importante, parliamone. Sarò felice di conoscerti e di capire, insieme a te, se posso aiutarti. E se questo post ti è piaciuto e pensi possa essere utile a qualcuno che conosci, ti sarei molto grata se lo condividessi sui social.

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