Guida pratica alle emozioni

Cosa sono le emozioni?

Nel suo lemma, il termine emozione si fa derivare dal francese émotion, a sua volta derivato dal verbo latino emovere, dal significato di portare fuori, smuovere, agitare. Secondo il vocabolario online Treccani, “in psicologia, il termine indica genericamente una reazione complessa di cui entrano a far parte variazioni fisiologiche a partire da uno stato omeostatico di base ed esperienze soggettive variamente definibili (sentimenti), solitamente accompagnata da comportamenti mimici”. Quindi, un’emozione è un insieme di reazioni fisiche + reazioni affettive + reazioni soggettive a un determinato stimolo (esterno o interno). Questa definizione ci soddisfa? Quanto è efficace nel definire quella tempesta di sensazioni che ogni emozione porta con sé?

Emozioni, sentimenti, stati d’animo: trova le differenze

Facciamo un po’ di confusione tra emozioni, sentimenti e stati d’animo, espressioni che nel linguaggio comune sono sinonimi intercambiabili. Le emozioni sono una risposta momentanea e istintiva, generata da un determinato stimolo e sono, tutto sommato, transitorie. Una volta venuta a mancare la sua causa, l’effetto scema fino a scomparire. La caratteristica principale dei sentimenti è la consapevolezza. Nel momento in cui prendiamo coscienza dell’emozione provata, possiamo discuterne, rielaborarla, accoglierla. Cerco di semplificare. Quando proviamo un’emozione, siamo tutti presi dall’istintualità, non ci chiediamo “quale emozione sto sperimentando?”. Solo in una fase successiva ci focalizziamo sul nostro intimo e ci rendiamo conto delle emozioni che abbiamo sentito: è allora che possiamo parlare di sentimenti. Gli stati d’animo sono determinati dalla nostra personalità e dalle nostre inclinazioni. Sono tratti emotivi che caratterizzano il nostro umore, sono meno intensi delle emozioni, quasi come sfumature, hanno una durata maggiore e ci contraddistinguono come persone.

Breve storia delle emozioni

Facciamo un passo indietro e torniamo nell’antica Grecia. Il maestro di medicina Ippocrate teorizzò la “medicina umorale”, secondo la quale nel corpo umano esistevano quattro umori o sostanze elementari: il sangue, la bile gialla, la bile nera e la flemma. La combinazione di questi quattro umori avrebbe determinato la personalità e gli stati d’animo. La teoria degli umori è stata a a lungo molto accreditata ed è stata messa in discussione solo nel seicento. Nell’ottocento Charles Darwin condusse uno studio approfondito sulla manifestazione fisica delle emozioni e ne mise in rilievo l’importanza. Ma fu Sigmund Freud, all’alba del novecento, che portò le emozioni — da lui chiamate “affetti” — dal piano delle reazioni biologiche al piano molto più complesso della mente. “L’età vittoriana si può considerare responsabile di almeno due concetti di primaria importanza per quanto riguarda le emozioni: che sono reazioni fisiche legate all’evoluzione, e che risentono dei processi interni alla memoria inconscia” (Tiffany Watt Smith, Atlante delle emozioni umane).

Quante sono le emozioni?

È difficile quantificare le emozioni, anche perché sono esperienze soggettive e a condizionarle contribuisce molto la cultura di provenienza. Così, avremo emozioni considerate giuste o sbagliate, positive o negative. Ogni paese, ogni comunità di persone ha parole diverse per definire sfumature di una stessa emozione o una giustapposizione di più emozioni legate a un certo evento. Tutte le teorie sulle emozioni, comunque, concordano sul fatto che esistono da 6 a 8 emozioni principali o fondamentali, da cui originano le emozioni secondarie. Secondo lo psicologo Paul Ekman sono 6 le emozioni umane considerate universali, che tutte le persone conoscono e sperimentano: paura, disgusto, rabbia, sorpresa, felicità e tristezza. Ekman ampliò questa lista includendo altre emozioni come la vergogna, l’imbarazzo, l’eccitazione e la soddisfazione. Ancora una volta, queste emozioni erano classificate in base alle reazioni fisiche a esse connesse (sudori, tremori, posizione delle labbra, e via dicendo), senza tenere conto che, essendo le emozioni esperienze soggettive, le reazioni possono variare in modo considerevole da individuo a individuo, da Oriente a Occidente, da un’epoca a un’altra.

La ruota delle emozioni

Negli anni ’80 del novecento lo psicologo e ricercatore Robert Plutchik, dopo decenni passati a studiare le emozioni, elaborò una complessa teoria chiamata “ruota delle emozioni”. Egli individuò quattro coppie contrapposte di emozioni primarie: gioia vs tristezza, fiducia vs disgusto, paura vs rabbia e sorpresa vs anticipazione. Queste emozioni sono disposte graficamente su una ruota. A ciascuna emozione è assegnato un colore. Dalla combinazione delle emozioni primarie, avremo altre emozioni, diverse per intensità (con sfumature di colore più o meno cariche) e polarità (con indicazioni di quali emozioni sono antitetiche ad altre).

la ruota delle emozioni

 

Il modello proposto da Plutchik è tuttora molto usato, soprattutto per ricerche di marketing. Viene considerato valido ed esaustivo, eppure non convince del tutto. Perché se è vero che l’elemento chiave nel definire un’emozione è l’esperienza che di quell’emozione fa un individuo, come si fa a stabilire universalmente la “temperatura” di un’emozione? Se, ad esempio, non sono una persona che sia arrabbia con frequenza, quando sperimento la rabbia potrei percepirla come collera. Mentre un’altra persona tendente all’irascibilità ha una percezione diversa dell’intensità della rabbia, che va dal lieve fastidio alla furia cieca. Non solo. È possibile che, in una determinata circostanza, possiamo provare emozioni apparentemente in antitesi, come paura ed eccitazione.

Ma quindi, cosa sono queste emozioni? Cosa ce ne facciamo?

La biologia ci dice che c’è una risposta fisica a determinati stimoli, che mettono in moto il sistema nervoso, come avviene per la paura. Anche il cervello, attraverso l’amigdala, partecipa alle reazioni emotive. C’è poi l’aspetto comportamentale: sembrerebbe che tutti gli esseri umani esprimano le emozioni — almeno quelle principali — attraverso un linguaggio del corpo che è inequivocabile, come quando sorridiamo per manifestare la felicità. Senza però dimenticare che diversi studi socio-culturali hanno evidenziato che il tipo di risposta dipende anche dalla cultura di provenienza del soggetto. Forse, più che chiederci cosa sono le emozioni, dovremmo chiederci a cosa ci servono. Se rinunciamo alla distinzione intellettuale tra emozioni positive e negative e le consideriamo in modo neutro, possiamo vedere le emozioni come incredibili strumenti di conoscenza di noi stessi. Se la chiave di lettura è come tu — e non qualcun altro — reagisce a un determinato stimolo, puoi riuscire a individuare quali sono le situazioni che ti creano ansia, che ti fanno provare gioia o serenità. Quando provi un’emozione, piacevole o “antipatica” che sia, cosa ti sta raccontando di te stessa e del modo in cui ti approcci al mondo? Avere confidenza con il tuo sentire ed essere in grado di comunicarlo ti aiuterà a conoscerti in modo più profondo e a entrare in empatia con gli altri.

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