Quando la razionalità non sa accogliere le emozioni

Ti consideri una persona razionale? Io assolutamente, decisamente sì. Una delle mie affermazioni preferite su di me è “sono la quintessenza della razionalità”. È una delle verità inconfutabili che mi sono raccontata per anni: sono una persona di testa, votata alla dea ragione, c’è poco da fare. Non era qualcosa di cui mi lamentavo o di cui andavo fiera. Per me era un dato di fatto, una caratteristica della mia natura e, proprio per questo, immutabile. Spesso ho vissuto la mia iper-razionalità come un limite, quando mi portava a iper-pensare e iper-rimuginare su qualsiasi questione. Non mi sono mai chiesta se fossero nate prima la mente o le seghe mentali: per me non esisteva un altro modo di essere e non capivo (ah, di nuovo il pensiero razionale!) come per qualcun altro ci fosse un modo diverso di essere.

Quando la mia razionalità da bussola si è trasformata in prigione

Devo molto alla mia ragione. Se fossi sempre andata dove voleva portarmi il cuore, non so quanto sarei sopravvissuta. La mia razionalità mi ha aiutato a mettere ordine tra le mie emozioni, a prendere delle decisioni che erano sensate per la mia vita in quel momento. Il mio pensiero logico era “freddo” abbastanza da permettermi di orientarmi, era come una bussola, di cui mi servivo per non perdermi. La ragione ci aiuta a governare ciò che altrimenti sarebbe ingovernabile, ci aiuta a creare ordine nel caos turbolento del nostro sentire.

Col tempo, però, la mia razionalità era diventata come una prigione: vivevo confinata nella mia testa. Benché, come tutti, provassi emozioni, le vagliavo, le classificavo, le giudicavo dividendole tra utili e insulse. Avevo nella mente un mio schedario personale in cui catalogarle e collocarle perché non fossero pericolose. Avevo un problema con il controllo e non concedevo alla mia testa di comunicare con la pancia.

Da cosa hanno origine i nostri obiettivi?

Scegliamo davvero con la ragione? È la razionalità che ci consente di valutare una situazione e indirizzarci sulla decisione più logica o sono le passioni che muovono le fila delle nostre azioni? Anche quando ci affidiamo alla ragione, ogni nostra azione non può prescindere da ciò che ci muove “dentro”. Se prendiamo la lista dei nostri obiettivi — espressione strutturata dei nostri desideri — cosa possiamo scorgere sotto l’apparente neutralità di ciò che vogliamo? Se guardiamo con attenzione, se sappiamo ascoltare senza distrazioni, ci rendiamo conto che dietro ogni obiettivo si sprigiona una sinfonia di passioni e sentimenti.

La ragione come strumento delle nostre passioni

Prendi in considerazione le ultime scelte che hai fatto. Quante di esse sottendono gioia, speranza, amore, fiducia? Quante sono invece il frutto di paura, vergogna, senso di sopraffazione? E quante contengono in sé emozioni contrastanti? La ragione si fa strumento delle nostre passioni. In ultima analisi, sono le emozioni a guidare le nostre azioni, perché sono le emozioni a far scaturire i nostri desideri, che sono i veri motori delle nostre decisioni. La nostra testa ci può portare dove vogliamo o abbiamo bisogno di andare ma è il nostro cuore a mettere sul tavolo le questioni che ci muovono.

La dicotomia testa vs cuore ci porta fuori strada

A voler essere più precise, la nostra capacità di sentire e la nostra capacità di pensare sono entrambe funzioni della mente: il cuore non c’entra. Provare emozioni è la risposta naturale del nostro sentire a una situazione o a un evento. Pensare è il processo di ragionamento su quanto ci accade. Sono funzioni complementari, entrambe con un ruolo preciso. Tuttavia, nel nostro mondo incentrato sui valori legati alla performance, il sentire è scoraggiato, mentre il pensiero logico e razionale viene incentivato. La razionalità è esaltata — ed è prerogativa degli uomini — mentre l’emotività è svilita — e naturalmente è caratteristica tutta femminile.

Connetterci con noi stesse

Eppure, essere in grado di provare emozioni significa essere capaci di connetterci con noi stesse. Provare emozioni ci fa essere in grado di percepire il mondo intorno a noi e di farcene una nostra idea. In quanto esseri senzienti, siamo in possesso per natura di un’intelligenza razionale e di un’intelligenza emotiva. Saper integrare questi due aspetti della mente ci rende persone sensibili e funzionali, ci rende produttive ed efficaci, ci porta al successo, come è inteso dal mondo in cui ci muoviamo.

Razionalità ed emozioni: un dialogo difficile

La razionalità, in sé, non è il male assoluto. Essa diventa un impedimento quando non ci consente di accogliere le emozioni, di viverle appieno, senza per questo diventarne schiave. Io, ad esempio, ero mossa dalla paura: temevo che se mi fossi concessa di abbandonarmi alla mia sfera emotiva, sarei diventata debole, sarei stata esposta ad attacchi esterni che non volevo fronteggiare. E non volevo espormi alla sofferenza perché la trovavo insopportabile. Qualunque cosa mi accadesse la comprendevo a livello logico e razionale ma non ero in grado di sentirla, di metabolizzarla. Scappavo, mi rifugiavo nella fortezza dorata della mia testa. Le regole mi davano sicurezza, mi facevano sentire protetta.

Per esprimere in modo completo la nostra intelligenza razionale e quella emotiva dobbiamo essere disposte a cedere terreno, a mollare il controllo, a renderci vulnerabili. Saremo senza dubbio esposte alla sofferenza ma impareremo a gestire le emozioni come parte imprescindibile della nostra essenza. Testa e pancia dialogheranno di nuovo in una sinfonia di pensieri e passioni. Che musica!

Anche tu sei tutta testa? Anche tu sei bravissima a livello razionale ma, quando si tratta di sentire, fai molta fatica? Ti capisco, ci sono passata. Se hai voglia di fare una chiacchierata, prenota la sessione conoscitiva del percorso A star is born. Ti aspetto!

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