Perché ha ancora senso parlare della prova costume

L’estate è uno dei periodi peggiori per le donne che hanno una relazione complicata con il loro corpo e con la loro immagine. Il caldo costringe a scoprirsi, a mostrare centimetri di insicurezze che, durante l’inverno, se ne restavano al sicuro, lontano da occhi indiscreti. Come se ciò non bastasse, i media trasmettono ore e ore di palinsesti sulla prova costume, ingaggiando crociate per combattere gli odiosi inestetismi. E le riviste femminili, cartacee e virtuali, non sono da meno, alternando pagine con modelle dai corpi perfetti e con le diete detox del momento a pubblicità di miracolose creme anti-qualunquecosapurchésivenda.

Slogan e campagne pubblicitarie

Da alcuni anni, per contro-bilanciare il malcostume della prova costume, si sono create campagne mediatiche inneggianti al diritto delle donne di avere – e mostrare – corpi “normali”. Tutti i corpi sono corpi da bikini, oppure Cosa serve per superare la prova costume? Un corpo e un costume. Se ti sei imbattuta in slogan e post sui social di questo tipo, sai di cosa sto parlando. Così, H&M e altri marchi scelgono – in modo strategico, mi viene da dire – di utilizzare testimonial dai corpi “normali”, con un po’ di pancetta (ma che, davvero?), strizzando l’occhio al fatto che tutte le modelle – ops, volevo dire le donne! – sono belle nature, non c’è bisogno di photoshopparle.

Si fa presto a dire inclusività

Oh, finalmente qualcuno che porti avanti un discorso inclusivo sul corpo femminile! Che figo, no? No, almeno secondo me. Perché scegliere di mostrare il proprio corpo e fregarsene della prova costume non è così immediato. Non mi basta leggere uno slogan per pensare: sì, ora mi metto un costume e vado in spiaggia. Non mi basta vedere la modella di H&M che ha una leggera piega sul pancino per sentirmi rappresentata. E, a dirla tutta, non mi sento rappresentata nemmeno da Ashley Graham, la super modella plus size che ha sì la cellulite ma è di una bellezza conturbante. Per una donna come me, che ha un corpo “non conforme”, ossia fuori dai canoni proposti (ché imposti mi fa impressione: preferisco pensare di avere ancora il libero arbitrio) e veicolati dai mass media, le pressioni sono tantissime. Da un lato ci sono gli haters e i troll, quelli che danno giudizi non richiesti sui corpi degli altri, dall’altro ci sono le influencer, gli hashtag, le tendenze del momento che invitano le donne come me ad accettarsi, perché “siamo belle e perfette così come siamo”. Cioè, da un lato la tua autostima viene fatta a pezzi dal giudizio cattivo e sprezzante di sconosciuti e parenti prossimi (che sono i peggiori), dall’altro però ti viene detto che te ne devi fregare, devi essere cazzuta e fargliela vedere! Il tutto partendo dalla base della tua autostima, che intanto è sempre più vicina allo zero assoluto.

Ancora sulla questione dell’accettazione di sé

Potrei andare avanti ore a parlare del corpo delle donne e dei vari movimenti post-femministi che si occupano davvero di diffondere idee nuove. Ma sono una life coach e il mio lavoro è aiutarti a percorrere un cambiamento e a mettere te stessa – con i tuoi bisogni e i tuoi desideri – al centro della tua vita. Accettarsi è uno dei concetti più inflazionati del nostro millennio, tanto che per superare il dualismo tra rassegnazione e accettazione, ho proposto il concetto di embrace. Lo psicoterapeuta statunitense Nathaniel Branden, nel suo best seller I sei pilastri dell’autostima, dice che “accettare è più che semplicemente riconoscere o ammettere. È sperimentare, guardare in faccia, contemplare come reale, assorbire nella coscienza”. Ossia, è un processo. Ripetiamo insieme: È UN PRO-CES-SO. Se hai passato tutta la vita a odiare il tuo corpo o a non sentirtici a tuo agio, non sarà certo uno slogan o la pubblicità di un brand che cavalca l’onda del momento a farti compiere quel processo. Non solo: il rischio è che tu ti senta ancora peggio. Cioè, tutti ti dicono che per accettarti e superare la prova costume basta semplicemente metterti un costume e andare in spiaggia. Se non ci riesci, se ti senti a disagio, se odi il solo pensiero di trovarti sotto lo sguardo di sconosciuti, vuol dire che sei proprio un caso senza speranze! Non sto dicendo che il messaggio sia sbagliato, dico solo che quel messaggio lì per lì ti fa anche sentire meno sola, compresa e accettata, ma non ti aiuta a compiere quel processo.

Due suggerimenti e un esercizio per affrontare la prova costume

Se ti trovi anche quest’anno a fare i conti con la prova costume, che – detto per inciso – è un’altra invenzione per sponsorizzare la diet culture, e temi di uscirne per l’ennesima volta sconfitta, voglio darti 2 suggerimenti e un esercizio, che magari possono tornarti utili.

1. Un suggerimento pratico e un esercizio

Un modo efficace per sentirti a tuo agio è acquistare un costume che ti stia bene, che sia comodo e ti faccia sentire meno impacciata, nei limiti della situazione, ovvio. Evita di sottoporti a qualunque tipo di stress inutile. Se le luci artificiali e impietose dei camerini ti fanno deprimere, se le commesse invadenti ti mettono l’ansia, prova ad acquistare online. Ci sono dei siti che ti danno la possibilità di cambiare e di restituire i capi dopo averli provati. Asos, ad esempio, è una piattaforma che amo molto perché, oltre alle solite modelle, fa indossare i capi a donne che hanno tutti i tipi di corpi: donne magrissime, efebiche, giunoniche, nere, disabili. Che sia marketing o no, poco importa: l’effetto è “accogliente”. Acquistando online, potrai provare il tuo costume nella tua zona di comfort, con la luce naturale e prendendoti il tempo di cui hai bisogno per fare le tue valutazioni. Una volta che avrai scelto il costume in cui ti senti, se non carina, almeno accettabile, c’è un esercizio che ti invito a fare. È la rivisitazione di un esercizio suggerito sempre dal dott. Branden. Mettiti tutti i giorni in costume davanti allo specchio>. Guarda nei minimi particolari ogni parte del tuo corpo, cercando di non distogliere lo sguardo. Quali emozioni provi? Disgusto, disapprovazione, insofferenza? Ora prova a ripetere, senza smettere di guardarti allo specchio, un’affermazione positiva di questo tipo “nonostante i miei difetti e le mie imperfezioni, mi accetto completamente e senza riserve”. Ripetilo per almeno 2 minuti, facendo dei lunghi respiri. Noterai che il tuo corpo inizia a rilassarsi e il senso di disagio si attenuerà. Continua a ripetere quest’esercizio per un mese o per tutti i giorni che ti separano dalla tua vacanza al mare. Non posso prometterti che supererai la prova costume ma sono sicura che inizierai a guardare il tuo corpo con occhi più benevoli e meno giudicanti.

2. Un suggerimento fuori dal coro

Se non ti senti (ancora) pronta, piuttosto decidi di non andare al mare. Cercherò di essere molto chiara su questo punto perché non voglio che ci siano dei fraintendimenti. NON ti sto suggerendo di privarti di qualcosa che ami, di nasconderti o di evitare i problemi. Tutt’altro. Il mio suggerimento è: sii sincera con te stessa e valuta i pro e i contro delle tue scelte. Mi spiego meglio. Diciamo che stai cercando di fare pace con il tuo corpo e sei in conflitto con la tua vocina critica interiore, che ti dice quanto fai schifo. Questo è già un motivo di stress. In più, il fatto di non essere ancora riuscita ad accettarti –  mentre, a quanto pare, a tutte le altre basta infilarsi un costume, in barba al giudizio degli altri, per essere pronte – ti fa sentire inferiore e inadeguata. A ciò, aggiungiamoci l’ulteriore pre-occupazione di dover affrontare lo sguardo impietoso di sconosciuti. Ecco la definizione di cosa NON è una vacanza. A che punto sei di quel processo di embrace, di accettazione di te? Solo tu puoi saperlo. Quindi, se per te è troppo spaventoso in questo momento del tuo percorso, puoi darti il permesso di rinunciare per quest’anno ad andare al mare e scegliere di non sentirti, per questa scelta, una smidollata che evita di fronteggiare le sfide. Quando si affronta un processo di trasformazione, bisogna innanzi tutto proteggersi. E se proteggersi vuol dire per te, in questa fase, evitare inutili stress, autorizzati a farlo. Ma non devi barare. Se rinunci a qualcosa che ti piace perché non vuoi affrontare le tue paure, allora mi dispiace: la prova costume non l’hai superata. E il corpo non c’entra. Piuttosto, se il problema è la paura che potresti sentirti a disagio, fatti accompagnare da una persona che ti ama e che è pronta a sostenerti, nel caso in cui dovessi avere dei momenti bui. Quindi, ricapitolando, fai il punto della situazione:
  • Sei in una fase in cui ti senti ancora troppo fragile per affrontare gli annessi e connessi della prova costume? Sii gentile con te stessa e organizza una vacanza alternativa.
  • Sei a buon punto con il tuo processo di accettazione di te ma la paura ti blocca? Buttati comunque, magari chiedendo aiuto a una persona che ti ami senza riserve.

Per sentirti meno sola

Trovo che il dibattito sul corpo delle donne e sul movimento body positive in Italia abbia subito una battuta d’arresto. Invece, sono convinta che ci sia ancora bisogno di parlarne e di prendere posizione. Se non lo conosci già, ti consiglio di seguire il profilo Instagram di @belledifaccia. Chiara Meloni e Mara Mibelli, le ideatrici del progetto, creano contenuti molto validi e interessanti per diffondere la cultura dell’inclusività, quella vera. Hanno anche un gruppo Facebook, che è un luogo protetto in cui confrontarsi e farsi sostenere.
Che tu quest’estate indossi il costume o gli scarponcini da trekking, ti auguro delle vacanze che siano rigeneranti. Se hai voglia di farmi sapere cosa pensi di quest’argomento così spinoso, lasciami un commento oppure scrivimi all’indirizzo ciao@giovannamartiniello.it. Ti aspetto!
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