Mortifera dal parrucchiere

Mortifera è il mio darkside. Con lei ho iniziato un dialogo un po’ scanzonato, che mi ha permesso di conoscerla e di entrare in connessione con una parte importante di me. Mortifera è una ragazza poco più che adolescente, che ha uno sguardo disincantato sulla vita e un ego smisurato. Si esprime con espressioni colorite, attingendo talvolta al dialetto napoletano.

Mortifera, detta Morty, mi rompe sempre le scatole su qualunque argomento e nei momenti meno opportuni. In questa puntata, siamo dal parrucchiere e Morty cerca di approfittare del senso di relax della situazione per tornare alla carica sui suoi cavalli di battaglia preferiti. Ma avrà una brutta sorpresa.

DISCLAIMER: il linguaggio di questo post potrebbe urtare la tua sensibilità perché a tratti è un po’ sboccato. Ma si sa, al darkside non si comanda.

***

[E come te li fai i capelli?]

— Come al solito.

[Certo che con questi capelli viola potresti anche smetterla. Mi dispiace dirtelo ma ormai non sei più una ragazzina. Anzi: non sei più una ragazza]

— Fino a qualche mese fa mi criticavi perché dicevi che avevo i capelli sempre uguali, spenti, troppo lunghi e che sembravo – cito – Santa Scolastica. Ora che i capelli li ho tagliati e li ho fatti viola nemmeno va bene. Insomma, deciditi.

[Tu non conosci le vie di mezzo. Dovresti optare per un colore adatto a una ciuccia vecchia come te. Anche se vuoi fare la giovane, il tuo tempo è passato]

— Ma non ti stanchi mai di rivolgermi le tue parole gentili? Sono un po’ stufa dei tuoi commenti non richiesti. E poi tutti questi giudizi: ma chi sei tu per stabilire cosa è da giovane e cosa da vecchio? E quale tempo sarebbe passato? Il tempo dei capelli colorati? Il tempo per fare le cose che mi piacciono? Certo che per essere una ventenne sei veramente antica. Se tra noi due c’è una vecchia, quella sei tu, non certo io!

[Eccerto, ti piacerebbe! Ammetti che non hai più l’età per una marea di robe. È finito il tempo delle stronzate. Comportati come una signora della tua età e non rompere. Non vorrai diventare come quelle donne patetiche che a sessant’anni si fanno i capelli rosso fuoco, indossano vestiti con fantasie maculate e si truccano come trans! Accetta con dignità il tempo che passa]

— No, ma tu non sei giudicante, arrogante, piena di cliché. Per niente proprio! Comunque, volevo solo avvisarti che non siamo più negli anni ’80. Lo so che questo potrebbe sconvolgerti ma i tempi sono un po’ cambiati.

[Sesé, mettila come vuoi, tanto io ho ragione – come sempre – e tu sei una vecchiaccia che si concia come una giovane]

— Vabbè, basta, ci rinuncio. We’ll have to agree to disagree, come dicono gli inglesi.

[Ma se manco lo sai l’inglese! Smettila di spararti le pose. E smettila pure di leggere quel noiosissimo libro, che palle! Dai, prendi una rivista, piantala di fare l’intellettuale! Non dico una di gossip, ma almeno una con i tagli di capelli. Magari ti viene un po’ di ispirazione]

— No, nessuna rivista. Tanto tra un po’ devo andare al lavaggio. Facciamo così: adesso chiudo il libro e quasi quasi anche gli occhi. E mi rilasso un po’.

[Se ti rilassi, collassi (semicit.). Resta sveglia! Cheppalle! Come quando dicevi di essere sempre stanca, sempre stanca, sempre stanca. Non avevi mai voglia di fare un cazzo! Invece di fare la mollacciona, avresti potuto reagire. Ma tu sei la regina del melodramma, lo sappiamo]

— Per tua informazione, ero andata in burnout, altro che melodramma! Ma che ne sai tu, rinchiusa nei tuoi lussuosi appartamenti, sdraiata su quel divano, senza fare altro che rompere l’anima a me!

[Con questa questione del burnout hai un po’ rotto, secondo me ci hai marciato un casino. Quante storie, mica lavoravi in miniera o facevi la contadina. E quanto sei delicata! Tu sei una persona forte, invece. Smettila di raccontarti questa balla dello stress. Che ti sei fumata un buon lavoro per ‘sta cagata, pazza sconsiderata!]

— Non era mica una balla! Per anni ho dormito 5 ore per notte, per quasi un anno sono andata avanti a lavorare 12 ore al giorno senza neanche la pausa pranzo. Per non parlare del resto. E qual è stato il risultato? Ho smesso di prendermi cura di me e il mio corpo ha cercato disperatamente di mandarmi dei segnali. Dovresti saperlo bene, o no? A volte sei proprio una megera insensibile.

[I segnali del corpo, giusto. Ah già, l’acne da stress. Mah, su quest’aspetto potrei anche darti ragione. Facevi impressione, sembrava che tu avessi una malattia contagiosa, con quelle guance piene di eruzioni vulcaniche, altro che cutanee. Al tuo posto, sarei andata urgentemente dal dermatologo. Invece tu sei fissata con le cure alternative, metodi naturali e puttanate del genere, anche se siamo nel terzo millennio. E tieniti i vulcani, allora! Ma la questione del peso no, mi dispiace. Non è un segnale del corpo. Questa è un’altra storiella che ti piace raccontarti. Se sei grassa, non è certo per lo stress, il burnout e palle varie]

— Eccallà! Mi sembrava strano che oggi non mi avessi ancora detto quanto sono grassa. Quando fai così, mi sembra di sentir parlare mia madre. Ma tanto lo sai che i tuoi tentativi di farmi sentire una merda per il mio aspetto sono ormai vani, risparmia il fiato.

[È arrivata la superdonna! Puoi fingere quanto vuoi di avere un bel rapporto col tuo corpo, di aderire al movimento body positive, eccetera. Ma io lo so che non è così. Del resto, come potresti? Sei oggettivamente cicciona. Non mi sto inventando nulla: il fenomeno è visibile a occhio nudo. Non so neanche come tu faccia a uscire di casa e a relazionarti con altre persone. Io preferirei sprofondare piuttosto che farmi vedere in giro in quelle condizioni]

— Morty Morty Morty cara. Ho capito il tuo giochetto: mi provochi perché io possa sbottare e dimostrare che hai ragione tu, che non sono in pace col mio corpo come voglio far credere. La verità è che ho giorni buoni e altri meno. Ma ho smesso (finalmente!) di misurare il mio valore con l’ago della bilancia. E questa per me è stata una grande conquista. Quindi, davvero: questa solfa con me non attacca, ho la stessa imperturbabilità di un monaco zen. Trova un altro argomento per attaccarmi.

[Non sei convincente, devo dirtelo. È innegabile che la questione ti tocchi. Deve toccarti per forza: sei fuori da ogni canone imposto dalla società. Non vai bene come sei: te lo dicono i tuoi genitori, le pubblicità sulle riviste, gli articoli online, gli sguardi impietosi degli altri. Guàrdati: sembri l’Obesus Etruscus!]

— Ahahahah, almeno assomiglio a un’opera d’arte! Si vede che sono nata nell’epoca sbagliata. O nel continente sbagliato. Comunque, te lo ripeto: desisti, oggi ho solo voglia di farmi coccolare dalla mia parrucchiera. Poi sai cosa faccio? Esco e vado a comprarmi un gelato alla faccia tua e di tutti quelli a cui non vado bene. Mi sa che oggi siamo 1 a 0 per me.

[Tsk! Dicette ’o pappice nfaccia ’a noce: damme ’o tiempo ca te spertoso. Io sono come il verme della noce: è solo una questione di tempo. Quando meno te l’aspetti, mi intrufolerò di soppiatto per bucare la tua autostima]

— Interessante il fatto che ti paragoni a un verme. Stai cedendo terreno, Morty, attenta. Fa’ un favore a entrambe: solo per oggi basta con quest’accanimento, dichiariamo una tregua. Mettiti comoda e goditi anche tu, insieme a me, il massaggio del cuoio capelluto, ché mi sembri un po’ tesa. Le discussioni rimandiamole a domani… Morty? Ci sei?

***

Su quali temi insiste e ti rompe le scatole il tuo darkside? Se ti va, raccontamelo nei commenti oppure all’indirizzo ciao@giovannamartiniello.it. Ti aspetto!

E se hai bisogno di una mano per mettere a punto la strategia adatta al tuo critico interiore, ho ideato il servizio per te.

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