Per raccontarti usa parole dense

Hai mai riflettuto sulle parole che usiamo per raccontare la nostra quotidianità? Alcune di esse le sentiamo e le leggiamo talmente tanto che entrano nel nostro lessico senza che neppure ce ne accorgiamo e, spesso, senza che ne conosciamo il vero significato.

Trovo che ci siano delle ondate legate ai trend del momento. Qualche esempio? Nel 2018, dopo il successo della serie TV The Handmaid’s Tale, qualunque evento bizzarro era definito distopico; dal 2020, solo per il fatto di aver vissuto durante la pandemia, siamo tutte e tutti resilienti. Ripetiamo parole che ascoltiamo sulla bocca delle altre persone fino a quando diventano ordinarie, si logorano, arrivano a essere quasi trasparenti. Cosa vuol dire davvero distopico? E resiliente?

I plastismi: quando le parole sono di plastica

Ma io non posso accontentarmi, se tutto quello che sai darmi son parole di plastica. Mi perdonerà Carmen Consoli per aver parafrasato così malamente alcuni versi del suo brano Amore di plastica ma calzava a pennello (toh, ecco un plastismo!) per introdurre l’argomento. I plastismi sono tutte quelle parole ed espressioni di uso comune entrate nel lessico di tutti i giorni e che sono talmente consumate dall’uso reiterato da essersi “plastificate”. Sono parole ed espressioni che non comunicano, le ascoltiamo e il nostro cervello registra uno spazio bianco. E se le parole non “significano”, perdono la loro funzione, il loro potere, diventano inutili. Quali sono queste parole ed espressioni? Sono sicura che ne conosci tante: leader di settore, a tutto tondo, tragico bilancio, servizio innovativo, a 360° o chiavi in mano, per esempio. Alcune sono talmente diffuse da essere insospettabili (anche insospettabile è un plastismo!). In questo articolo de Il Post ne trovi un elenco non esaustivo. Nessuno è immune ai plastismi, quindi il punto non è impararli tutti a memoria per evitare di usarli. Il cuore della questione è tornare a usare la lingua per comunicare con le persone. E possiamo farlo scegliendo parole ed espressioni che pulsano di vita.

Parole dense, parole vuote

Quando raccontiamo il nostro lavoro, i plastismi non sono le uniche insidie in cui evitare di inciampare. Dovremmo, più che altro, stare attente ai concetti troppo vaghi, alle parole vuote. Quali sono le parole vuote? Quelle astratte, fumose, che esprimono concetti su cui ciascuna di noi ha una propria opinione. Al contrario, le parole dense sono quelle materiche, quasi tangibili, che si basano su un’esperienza condivisa e creano nella nostra mente un’immagine più o meno precisa. Se ti dico “sedia”, tu sai di cosa sto parlando, anche se io posso figurarmi una sedia di legno e tu una sedia di plastica. Ma il senso della sedia è universale, ci fa comunicare senza equivoci. Invece, se dico “spiritualità”, ciascuna di noi avrà la propria idea di ciò che considera spirituale, per quanto sia abbastanza chiaro in quale ambito ci troviamo. Soprattutto nel campo della crescita personale e delle professioniste del benessere è tutto un pullulare di questi concetti che ci portano in mondi metaforici. Ti aiuto a ritrovare la tua essenza smarrita negli abissi dell’essere e tu pensi “bello, eh! Ma che vuol dire? Che fa in concreto questa persona? Mi servirà?”. E quando il testo di un sito ti lascia tante domande, vuol dire che proprio non funziona.

Tutte le parole si possono usare, se le riempi di senso

E quindi le parole astratte non si possono usare? Certo che sì. Basta riempirle di significati che ogni persona può comprendere e riportarle a un’esperienza di vita vissuta. Non credo che esistano parole tabù. Se una parola abusata ti serve per raccontare il tuo lavoro, perché non dovresti servirtene? Io, per esempio, quando ho iniziato a fare questo mestiere mi rifiutavo di usare la parola storytelling perché è una delle più inflazionate degli ultimi vent’anni. Poi, però, ho cambiato idea. Storytelling indica in modo esatto una parte del mio lavoro. E pazienza se ogni persona interpreta il concetto a modo proprio. Io continuo a raccontarlo e a riempirlo di significato. Capisco che in molte professioni le parole che esprimono concetti astratti siano quasi indispensabili. E allora bisogna fare uno sforzo in più: toglierle dal mondo metafisico e portarle sulla terra.

Come rendere densi i concetti astratti

Come si fa, nella pratica, a riempire le parole vuote di un senso tangibile, in modo che siano comprensibili per le tue potenziali clienti? Puoi provare con l’approccio creativo o con quello pragmatico.

  • L’approccio creativo. L’approccio creativo consiste nell’inventarti espressioni nuove da sostituire ad altre troppo vuote o logore oppure nel cercare definizioni alternative a quelle abusate. È un buon esercizio non solo per ragionare sui concetti ma per interrogarti molto a fondo sul tuo lavoro. Come aiuti le persone? Cosa fai per loro “in concreto”? Occhio però a non esagerare con la creatività, altrimenti avrai l’effetto opposto e il tuo lavoro sarà ancora più incomprensibile. Hai presente tutti quei job title così fantasiosi che lasciano con un bel punto interrogativo? Ecco, evitiamo l’effetto sono-appena-sbarcata-da-Marte-e-non-so-che-ci-faccio-qui.
  • L’approccio pragmatico. Potresti partire da un concetto astratto e poi fare degli esempi molto pratici per spiegare cosa fai. Rivolgiti a un’esperienza che la tua cliente ideale può comprendere e riconoscere come propria. Per aiutarti, chiediti in che modo il lavoro che farete insieme la farà sentire. Ti aiuto a ritrovare la tua essenza. Ti sentirai come quando torni a casa dopo un lungo viaggio e riabbracci le persone che ami.

Come puoi raccontarti usando parole dense?

Fai attenzione anche a quando ti descrivi come professionista. Per favore, basta con “sono empatica, sognatrice e altruista”. Anziché ricorrere a un elenco di aggettivi — tutti astratti, ovvio! — raccontami qualcosa che mi faccia capire che tipo di persona sei, secondo la tecnica show, don’t tell, e come lavori. Anziché dirmi che sei empatica, dimmi che spesso riesci a capire le esigenze delle tue clienti prima che aprano bocca. Hai un approccio gentile? In che modo si esprime questa gentilezza di approccio nel tuo lavoro? Il principio di fondo è sempre lo stesso: porta le persone su una base comune di comprensione, ossia le esperienze in cui le tue potenziali clienti possono immedesimarsi.

Se fai fatica a rendere densi i concetti dei tuoi testi per il web, posso aiutarti io con la mia consulenza Tra le righe. Diamo spessore al tuo lavoro, partendo dalle parole che usi per raccontarlo.
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